giovedì 27 novembre 2008

L'isola dei famosi e la modernità liquida

Pubblichiamo la lettera inviata da Fabio a "La Repubblica" in data 26.11.2008, continuandoci peraltro a chiedere: c'è da rallegrarsi per il fatto che Luxuria abbia vinto un reality show?



sabato 18 ottobre 2008

Il potere logora...


Il potere - come il successo - non è difficile da raggiungere, è difficile da mantenere.
All'inizio è agevole fare presa sull'elettorato svagato e non adeguatamente informato, brandendo un populismo di maniera, buono per tutte le stagioni.
È facile attrarre promettendo tutto a tutti, dovunque si vada, cavalcando l'onda di un malcontento diffuso. Il “piove governo ladrofunge da spinta irrazionale verso nuove coalizioni, più credibili proprio in quanto meno conosciute. È allora l’avanspettacolo in questa fase è l'arma più potente. Lusinga coinvolge, titilla proprio perché rappresenta la rottura - comunque sia - con il recente passato, passato perché lo si vuole lasciare alle spalle, recente perché è ancora inevitabile ricordarselo.
Ed allora l'avanspettacolo pone in secondo piano le mancanze, nasconde l’assenza di valori, di una tradizione consolidata, di una classe dirigente che si sia formata sull’abbrivio di solide culture di riferimento. Ma quando, da forza di rottura e di protesta, una coalizione siffatta diventa forza di governo, cambia l'ottica di chi guarda. Ed allora, a lungo termine, i nodi vengono al pettine, l’avanspettacolo non basta più. Serve compattarsi attorno ad un’identità comune, che solo valori, significati e cultura condivisi possono assicurare.
Certo, un sapiente quanto malandrino utilizzo dei mass media porta naturalmente all'esaltazione dell’avanspettacolo piuttosto che dei veri fattori della politica, ma per quanto il virtuale attrae la fantasia, la realtà, con cruda lungimiranza, buca il velo delle ipocrisie, e svela le emergenze economiche, sociali e politiche che attanagliano il Paese. Ed allora le ‘facce di tollache ci vengono propinate quotidianamente in tivù e sui giornali rivelano la loro unica funzione di agenti disturbatori.
Apparire più che fare. Essere si è quel che si è, ma è dimensione personale, l'amministrazione della ‘res publicaè questione diversa, è questione sociale.
Il problema è che la destra in questi anni non ha voluto, al di di qualche minima operazione di facciata, vezzeggiare la cultura, promuovere l’impegno di intellettuali che creassero un tessuto connettivo funzionale ad amalgamare, a compattare su significati condivisi non solo il vertice ma anche la base elettorale. Gli intellettuali sono apparsi subito scomodi. Non a caso, oggi il Governo taglia i fondi alla formazione, alla ricerca, alla cultura.
Questa destra non è destra vera …G se lo fosse avrebbe valori di riferimento discutibili, il problema è che non ha neppure l’identità culturale di destra.
Morto ‘il Principe’, si rivelerà dunque un fenomeno destinato alla naturale estinzione
Per questo è importante non rendere vittima nessuno.
… Per evitare altri cinquant’anni come quelli passati…
… cinquant’anni di sotterranea quanto incostante ed inconfessabile guerra civile.

rael68

sabato 20 settembre 2008

La cultura è di destra o di sinistra?

Che cos'è la cultura?
Certo, molte definizioni sono proponibili, ma volendone valorizzare l’aspetto dinamico e processuale, si può affermare che essa è sistema di valori e significati condivisi, che orientano le interazioni soggettive e sono riprodotti dalle interazioni medesime.
Qual è il rapporto che le due coalizioni politiche, che si succedono da anni al governo del Paese, detengono con la cultura?
Orbene, non si può dire che la Sinistra non abbia dei suoi valori di riferimento, per quanto discutibili essi siano. La solidarietà, la pace, i diritti civili e sociali in genere sono patrimonio indiscusso di coloro che un tempo amavano definirsi “progressisti”.
La Destra di governo, o quella che viene definita tale, non avendo intellettuali all’altezza e non avendoli voluti tra le sue fila, ha obnubilato la cultura, non ha avanzato una proposta che non fosse ancorata al mercato, ha finito per scegliere l’avanspettacolo come proprio riferimento socio-culturale.
La questione culturale inerisce di certo la base del consenso, ma risulta alquanto delicata anche in relazione alla selezione di personale qualificato alla gestione della ‘res publica’, adeguato a ruoli di governo, se non proprio di potere. In questi anni, l’agone politico in genere non ha potuto ostentare gente dalla comprovata serietà, onestà e formazione, ma ‘personale’ per lo più pittoresco, incline a ‘buttarla in vacca’ piuttosto che a profonde riflessioni sociali. Teatranti della politica, attori buoni alla rappresentazione quotidiana dinanzi ai mass media, ma senza valori culturali di riferimento e di conseguenza senza alcuna velleità di progettualità.
In particolare, la Destra di governo non vanta neppure oggi una classe dirigente degna di questo nome, nel senso che la sua compagine è composta da ‘parvenù’ della politica, da “approssimati” impreparati culturalmente.
La dimostrazione di ciò la si ha già solo leggendo i nomi dei Ministri in carica (di cui – per la gran parte - non si ricordano i meriti pregressi), ma anche facendo caso al fatto che la destra di oggi si ri surrettiziamente ai valori cristiani, peraltro di centro.
Forza Italia non ha una tradizione, non ha un passato, non ha un’identità che possa andare oltre l’Azienda e gli avvocati delle aziende Berlusconi. La Lega più che cercare di “rubacchiarele tradizioni celtiche, con qualche pantomima sul Pò, non riesce a fare. La stessa Alleanza Nazionale non può più richiamarsi ai valori della vera destra nazionale, perché dopo Fiuggi ha formalmente rinnegato quei valori. Quindi non ha più un base culturale, perché, per dare vita ad un restayling che le permettesse di essere forza di governo, ha deciso di vendere al mercatino la propria identità (che peraltro ogni tanto fa capolino, con i guasti correlati).
Ecco allora che - per ricompattarsi - la destra brandisce acriticamente i valori della famiglia, della vita, dell'infanzia, tutti valori di matrice confessionale.
Come si vede, il problema di fondo è ancora quello culturale. Perché in questi anni la destra non è riuscita a dare valori propri alla coalizione.
E certe lacune sono camuffabili nel breve periodo, però emergono in tutta a loro gravità sol che si abbia pazienza di aspettare . . .

rael68

mercoledì 20 agosto 2008

Porcate d'Estate



Il giorno 22.07.08 Berlusconi dichiara che l’immondizia è stata debellata dalla città di Napoli.
Il giorno 01.08.08 il Premier afferma che anche altre regioni sono sul punto di essere attanagliate dall’emergenza rifiuti.
Viene spontaneo pensare: l’ha tolta da Napoli e l’ha buttata nelle altre Regioni.






Dell’Alitalia non si sa più granchè.
Non si riesce neppure a nominare la Commissione di vigilanza RAI.
Chissà perchè?
Nel frattempo, si discute di riforme…
Immunità alle più alte cariche dello Stato,
la riforma della giustizia.
I pubblici ministeri. sotto l’Esecutivo.
Eppure il Ministro che propone queste misure
ha la faccia di un camorrista napoletano.
… A parte che chi cazzo è Alfano?
Della Carfagna abbiamo saputo come è assurta al ruolo di Ministro,
della Prestigiacomo è facile immaginarlo,
ma per Alfano non c’è ragione che giustifichi l’attuale suo ruolo.
Alzi la mano chi aveva mai sentito il nome di Alfano prima che divenisse Ministro di Giustizia (mica pizza e fichi).

‘Il Governo andrà dritto per la sua strada e farà le riforme per conto proprio’
E beh… ci vorrebbe pure che l’opposizione fosse prona alle ‘porcate’ reiterate che sta compiendo sto Governo.
A proposito di porcate…
si avvicina la discussione alle camere sulla riforma del sistema elettorale per le europee. Proposta in discussione: la proposta Calderoli..
Non ci è bastata la legge elettorale per le politiche ?
Ora vogliamo mutuarla pari pari anche per le europee.
Sveglia…
E’ un’altra porcata.
… e basta !

mercoledì 16 luglio 2008

Le Olimpiadi del Potere


Il vento d’Oriente blandisce il cosmo,
promettendo nuove frontiere in cui implementare giochi di potere.

Nell’ultima settimana, le grandi nazioni del mondo si sono incontrate a Hokkaido.
Il G8 si è tenuto in Giappone…
I ‘grandi’ della Terra hanno dispensato sorrisi e strette di mano,
hanno discusso di varia umanità, dei nostri destini.
Ma che vuol dire ‘grandi della Terra’?
Si intendono forse le nazioni più estese territorialmente?
I luoghi con maggiore densità di popolazione?
No! ‘Grandi’ vuol dire più ricche.

Le Olimpiadi di Pechino si approssimano man mano che si susseguono le calde giornate estive.
In Cina si assiste alla reiterata negazione di diritti umani e civili,
eppure essa non fermerà le gare, le cerimonie e le paillettes.
Del resto, ormai non c'è più nulla che sfugga al sottile gioco degli interessi economici e politici.
Neppure lo sport ne va esente, in spregio al tanto celebrato spirito di De Coubertin.
Se no, le Olimpiadi non sarebbero state assegnate alla Cina

Eppure deve esistere qualcosa che vada oltre l’esposizione mediatica del potere…
Il volontariato, lo spirito francescano,
lo zelo di poveri missionari in territori sperduti,
di medici senza frontiere in territori di guerra.

Fin quando non saranno davvero l’equità sociale e la solidarietà
a diventare indici di grandezza,
il vento che spirerà – dovunque provenga –
sarà sempre un afoso libeccio,
che scarnifica vecchie carcasse,
che rende voragine il buco nell’ozono.
che rende ‘grandi’ quelli che non lo sono,
e giganti solo dei nani.

rael68

venerdì 27 giugno 2008

Mafia, politica e voglia d'immunità



La settimana scorsa si è conclusa una delicata fase del più importante processo di mafia degli ultimi venti anni. Ad attendere le prime sentenze di secondo grado del processo Spartacus vi erano, fino a pochi giorni fa, esponenti di spicco del clan dei Casalesi, compreso il loro capo Francesco Schiavone. E le sentenze sono presto arrivate, come si è letto su tutti i giornali.
In questa come in altre occasioni, è difficile esprimere a dovere la propria gratitudine verso i magistrati che hanno lavorato per ridare al meridione quella dignità che merita. Ed è difficile far passare sotto silenzio il fatto che, in molte altre parti d’Italia, vi sia chi ogni giorno impiega tutte le proprie energie per affermare i principi di legalità e giustizia contro la logica del massimo profitto a tutti i costi. Ma allo steso tempo è difficile non ricordare, immensamente intristiti, quante volte la politica latiti di fronte ai veri problemi del territorio o, nel peggiore ma non inusuale dei casi, quante volte essa fiancheggi gli esperti del malaffare. Anche per questo motivo, i magistrati non sono certo i più amati da parte della nostra classe politica, si sa, e Berlusconi ha innalzato la delegittimazione della magistratura ad elemento programmatico. Ma è possibile continuare a tollerare una situazione del genere? È possibile continuare a subire imperturbati gli attacchi dal Premier a chiunque contrasti i suoi affari?
L’accusa rivolta alla magistratura è quella di essere politicizzata e di non fare i veri interessi del Paese, con l’accento posto così sulla sua presunta scarsa credibilità di fronte a l popolo. Ma i politici, allo stato attuale, godono di maggiore credibilità per ergersi ad agenti delegittimanti rispetto agli altri poteri dello Stato? E ancora: perché i cittadini dovrebbero accettare il ritorno a misure inique che tutelano esclusivamente gli interessi della ‘casta’?
La cronaca politica delle ultime ore fa registrare ulteriori uscite scomposte del Premier che, come ha scritto ieri Ezio Mauro su La Repubblica, ha portato l’ossessione al governo decidendo “di trasformare il suo personale problema in un problema del Paese e la sua ansia privata in un’urgenza nazionale”.
Bisogna mobilitarsi prima che sia troppo tardi, c’è ancora tempo per dire di no, e la prima cosa da fare è quella di seguire con attenzione gli sviluppi di una situazione che potrebbe degenerare irreversibilmente da un momento all’altro. Speriamo solo che nessuno ricorra alla figura dello stupratore extracomunitario per far passare sotto silenzio il lodo Schifani e altri vergognosi provvedimenti in tema di giustizia…

Fabio

martedì 17 giugno 2008

Intercettato l'inciucio - Inarrestata l'impunità

Finito l'idillio tra il Governo e l'opposizione
Se per un ridotto lasso di tempo,
si è ritenuto che la legislatura potesse scorrere nel segno della ‘concordia ordinum’, oggi tale auspicio rivela tutta la sua illusorie. Del resto, provvedimenti, sdoganati come di interesse comune, non appaiono credibili, allorquando poi il riferimento specifico operato dal Premier in persona è proprio alla persecuzione, a suo dire, subita dai magistrati negli ultimi 10 anni.
La lettera di Berlusconi al Presidente del Senato Schifani sa di burla agli italiani.
Non poteva limitarsi a telefonargli ?
Questa voglia di dare una parvenza di istituzionalità a pratiche di dubbio spessore ha il sapore evidente di una messinscena.
Dopo la politica degli annunci, quella dei gesti dal rango istituzionale.
Ma questa è una strategia comunicativa, non è la panacea per i mali del Paese.
Le intercettazioni, la magistratura, i problemi giudiziari di una persona sola non sono di certo le priorità del paese.
Eppure, in Sicilia alle elezioni amministrative domina ancora di il Popolo delle Libertà.
Una sorta di plebiscito, mentre i primi provvedimenti del Governo
appaiono specchietti per le allodole.
E allora è un problema culturale.
La cultura di un paese è influenzata dai mezzi di comunicazione di massa, i quali distorcono gli eventi, deformano la realtà.
La ‘realtà’ attesta che siamo un popolo superficialone ed ignorante.
e che ‘mors tua vita mea’.
Dimostra che l’accoglienza è un optional,
che l’impunità fa comodo,
che lamentarsi è bello,
…soprattutto quando chi è impunito e si lamenta
si diverte pure a fare le leggi …

venerdì 6 giugno 2008

Fiducia e rifiuti


Salutiamo l'introduzione del reato di immigrazione clandestina. Fa niente che sul punto il Governo è stato già bacchettato dall'Unione Europea, fa niente che è a rischio di incostituzionalità, fa niente che Berlusconi sul punto si è già dissociato da se stesso.Salutiamo il ricorso all'esercito nelle zone 'impestate' dal problema rifiuti.Fa niente che la gente di Chiaiano e Acerra si incatena ai binari, fa niente che devono essere ancora operati studi seri sull'impatto ambientale degli inceneritori, fa niente che l'uso della forza è tacciabile anch'esso di incostituzionalità. Continua la luna di miele tra governo ed elettori. Si continua a parlare di sicurezza, il problema viene associato a quello relativo all'immigrazione clandestina. Nell'immaginario collettivo e popolare criminalità oggi coincide con immigrazione clandestina.Un endiadi molto cara a destra. Fa niente che i reati sono diminuiti negli ultimi tempi, fa ninte che ci sono i trattati europei da rispettare, fa niente che gli stranieri servono all'economia e fa niente che la criminalità organizzata italiana si serve di 'poveri' immigrati. Mentre continua la luna di miele, c'è da chiedersi se il generale tenore di vita cambierà. Le sperequazioni sociali, le povertà verranno meno? Perchè quando c'è la povertà non c'è limite alla criminalità, non c'è confine territoriale che serva ad osteggiare l'immigrazione. C'è solo tanta paura ... e c'è chi la sfrutta.


rael68

domenica 18 maggio 2008

L'Angoloarancio


Èormai trascorso un mese dalle elezioni. È diffuso l'auspicio negli italiani che il piglio decisionista del Cavaliere possa rappresentare il toccasana per tutti i problemi italici. A maggior ragione in presenza di un opposizione votata al ‘volemose bene’, al ‘buonismo’ veltroniano.
Santoro, Travaglio, Di Pietro, Grillo vengono additati come pericolosi dissidenti rispetto all’inciucio imperante Berlusconi-Veltroni, come fomentatori di piazza, giustizialisti massimalisti, finanche vestali dell’antipolitica.
Il summit a Napoli per risolvere il problema spazzatura è un primo segnale delle priorità dell’Agenda politica del nuovo Premier. Le soluzioni per la ‘monnezza’ sono ancore lontanissime, però un paio di promesse in più ad una popolazione disperata non si negano mai.
Gesti marcati, palesi, evidenti per cementare il rapporto tra il Governo e gli italiani.
Niente più leggi ‘ad personam’, niente più ‘editti bulgari’. Anzi, le dichiarazioni formali sono tutte a sostegno della libertà di stampa.
Nel frattempo, il CdA della Rai ridimensiona l'approfondimento in seconda serata di RaiTre, ‘riprogrammando’ la trasmissione ‘Primo Piano’. Il Governo si appresta a mettere mano alla ‘riforma della Giustizia’. Improvvisamente appaiono voci tendenziose sul conto di Marco Travaglio, rigoroso opinionista in prima fila ad Annozero, finalizzate a minare la sua credibilità, montando ad arte scandaletti di quart’ordine.
Sembra che il governo Berlusconi abbia imparato la lezione del passato
Non si spara più a bruciapelo al petto del nemico politico, per quanto ormai raro a trovarsi.
Meglio estenuarlo, sgretolare inesorabilmente la sua reputazione, screditarlo scientificamente. Meglio lavorare di cesello. Mettere sotto silenzio, fare in modo che pochi si accorgano che si intende minare la democraticità di un intero Paese. Del resto è facile, se si ha il controllo preponderante dei mass media. Un presentatore qua, una velina qui, un calciatore lì…
Le schifezze si possono pure fare, basta sapere se è il caso di proporle prima o dopo il Grande Fratello, se farle trapelare o meno durante una partita, se mischiarle o no ad una pubblicità, se metterle vicino ad una bella donna o ad un calciatore.
E’ cosi che scompaiono i fatti!
… A proposito,
Ronaldhino non va più al Milan.


rael68

giovedì 24 aprile 2008

Le Fesserie al potere


Come argutamente fatto notare da alcuni commentatori del blog, il problema in Italia appare chiaramente di natura culturale.
Il Paese è troppo spaccato a livello politico e la semplice ‘comunanza della paura’ di essere esclusi dall’allegro carrozzone del ‘consumismo’ non è un fattore aggregativo sufficiente, non basta a svolgere la funzione di collante sociale.
Chi ha studiato, chi lavora da tempo in maniera stabile vota diversamente da chi è senza lavoro o fa parte di quartieri popolari ‘difficili’. Il popolino (lungi dal voler essere snob) è lontano dalla politica, dal capire la politica, non per una forma di critica tipica della antipolitica, ma perché mai interessato, abituato alla delega, addirittura ‘ignorante’. Ed è il popolino ad orientare i risultati elettorali, a determinare l’indirizzo del Paese.
E allora è facile che le fesserie paghino in politica, che le false promesse diventino elemento vincente e discriminante in campagna elettorale. E ancor più decisivo è il modo in cui dette promesse vengono veicolate dai mezzi di comunicazione di massa.
Fino a quando la gente non si avvicinerà alla politica con il ‘serio’ intento di capirla, con sguardo davvero ‘costruttivo e critico’, prescindendo dal meccanismo ingannevole del clientelismo e dalla fesserie dominanti, non ci sarà spazio per la crescita dell’Italia.
Occorrono –però – memoria storica e strumenti culturali di cui il Paese mai come oggi non dispone…o non ha neppure la possibilità di disporre.
Degli esempi?
Chi ricorda chi era Don Milani?
Che diceva Gramsci?
Quanti di noi sanno chi era Mangano ? ? ?
… Così, molta gente si astiene dal votare.
I giovani restano fuori della politica, e i ‘politicanti’ approfittano di ciò.
Del resto, non è forse meglio guidare un popolo bue?


rael 68

venerdì 11 aprile 2008

L'angolarancio2



La scadenza elettorale alle porte dovrebbe consigliare - se non imporre - una sorta di silenzio, una specie di obnubilazione critica, di cecità da parte dei ‘notisti’ politici sugli accadimenti, al fine di non influenzare in alcun modo le opinioni degli elettori.
La stessa legge sulla par condicio imporrebbe di limitarsi ad una mera cronaca dei fatti, prescindendo da commenti di varia natura.
‘Arancia Blu’ crede che non sia il caso di esimersi da valutazioni, da atti di accusa o osservazioni critiche, pur rimanendo fedele alla cronaca dei fatti. Il monito che orienta l’Associazione riecheggia nelle ben note frasi di Pier Paolo Pasolini, riportate sul ‘Corriere della Sera’ oltre trent’anni fa. Coloro che si professano intellettuali hanno il dovere, la responsabilità di dire di chi è la colpa, di prendere posizione nella storia.
Ecco perciò i fatti !
- 01.04.08 - come un pesce d’Aprile viene riammessa alle elezioni la lista DC del signor Pizza con il suo scudo crociato. Si profila il rischio del rinvio dell’elezioni del 13-14.4.08.
– 02.04.08 - Air France dichiara di ritirarsi dalla corsa all’acquisizione dell’Alitalia.
- 03.04.08 - il signor Pizza, professando il suo alto senso dello Stato, desiste dai sui propositi di far slittare la scadenza elettorale. Le lezioni sono salve e forse anche il futuro dell’ottimo signor Pizza e delle sue future discendenze. Si sussurra che Berlusconi l’abbia chiamato promettendogli chissà cosa, al fine di evitare di veder turbare il ‘sereno’ scenario politico. Un rinvio di 15 giorni potrebbe incidere sui sondaggi, figuriamoci sul voto.
Il sig. Pizza ha fatto 14 al Totocalcio… Meglio prendere i soldi subito da uno che può pagare cash, piuttosto che prendere un paio di voti in più alle elezioni.
Al contempo chi glielo spiega ai dipendenti dell’Alitalia che rimarranno a spasso, grazie al fantasma della ‘grande cordata’ sventolata dal ‘Berlusca’.
- 04.04.08 – le elezioni s’hanno ancor da fare e già circola la voce di schede elettorali comprate e di brogli elettorali.
Alla fine della ‘settimana politica’, la vera notizia è sempre la solita notizia…
Noi italiani ci facciamo sempre e comunque del male.
… Per quanto ancora vogliamo continuare così?



rael 68

martedì 25 marzo 2008

L’Angolarancio

Ogni settimana che passa è una tappa della lunga corsa che porta alle elezioni.
La volontà di chi scrive è dare vita ad una rassegna e ad una analisi critica degli avvenimenti di natura politica più rilevanti occorsi negli ultimi giorni. L'intenzione malcelata è creare un angolo in cui stimolare spunti di riflessione, attraverso prospettive diverse di lettura di ciò che accade nell'agone politico.
La caduta del Governo Prodi, ad esempio, è stata salutata dalle opposte fazioni in maniera completamente opposta. C'è chi ha pianto per i destini dell'Italia a e chi ha invece brindato a champagne.
Del resto, c'è chi vede l'apertura al liberismo come una iattura e chi invece come una necessità dettata dalla globalizzazione imperante.
I ‘rossivedono ancora il comunismo come una meta da raggiungere, i ‘nericome un territorio ormai brullo su cui spargere sale.
Un tempo la scelta di voto si basava sulla valutazione dei rispettivi ‘programmi’, poi è diventato importante votare ‘le persone’.
Oggi si è capito che i programmi son parole e per ciò stesso chiacchiere…
Si è preso atto che anche la scelta delle persone è sottratta alle persone stesse per essere appannaggio dei partiti.
E allora che resta? A cosa deve affidarsi un cittadino per operare la sua scelta?
Se programmi e persone sono oggi solo simulacri di democrazia, perché non rievocare ‘la memoria’ come metro di giudizio?
Perché se oggi, Berlusconi dice che salverà l’Alitalia, domani dovrà farlo…
E se Veltroni parla di ripulire il Parlamento dai condannati, domani dovrà dimettersi se mai dovesse venire anche solo inquisito.
Il problema è che la classe politica è oggi troppo scollata dalle persone, è quasi distonica rispetto alla vita reale, non realizza quello che la gente vuole.
E allora, un angolo in cui riportare fatti e frasi celebri della nostra nomenklatura politica può divenire strumento di analisi euristica dei fenomeni futuri.
Perché la gente ha bisogno di punti fermi, ha bisogno di qualche certezza, che orienti anche le scelte politiche. Ha bisogno di ricordare quello che è stato, quello che si è detto, quello che si dice che sarà.
La gente vuole fatti, non parole! La gente vuole contare…
E se no … che democrazia sarebbe?

rael 68

giovedì 13 marzo 2008

Astensionismo e crisi della politica

Alla vigilia delle imminenti elezioni politiche a me pare che il vero spauracchio di tutti i partiti sia l’astensionismo.
Non a caso di tale fenomeno le coalizioni evitano accuratamente di parlare tutte intente a cercare di convincere gli “indecisi” a schierarsi dalla loro parte.
Del resto, si sa che anche una manciata di voti, soprattutto al Senato, con questa nostra assurda legge elettorale, può decretare la vittoria dell’uno o dell’altro.
Senza scendere in complesse analisi sociologiche e demoscopiche, operando una semplificazione, può affermarsi che la disaffezione verso le urne può avere principalmente un duplice connotato.
Da un lato, può essere un fenomeno di puro disinteresse, dall’altro la forma più estrema e consapevole di dissenso.
Nel primo caso, siamo di fronte ad una forma estrema di apatia, ad una non-azione che non contiene nessun altro significato se non quello di non aver esercitato un diritto.
Nel secondo dei casi prospettati, al contrario, vi è una larga fetta di elettorato che non si reca a votare scegliendo con consapevolezza di non esercitare un proprio diritto.
Alla base vi è un comportamento politicamente attivo che esprime un malessere acuto su cui occorre riflettere.
Una sorta di extrema ratio cui la logica del “male minore” non riesce a porre rimedio.
Credo che tale fenomeno sia destinato ad aumentare alle prossime elezioni che cadono in un momento storico in cui mai come ora si registra una sfiducia ed una crisi della politica e, prima ancora, dei partiti.
Forse gli schieramenti evitano di approfondire il tema dell’astensionismo perché hanno paura di confrontarsi con la radice del malessere che esso esprime.
Vi sono infiniti siti internet che invitano ad astenersi per non essere complici del desolante scenario della politica attuale.
Se tutti i partiti, nessuno escluso, hanno incentrato la loro campagna elettorale sullo sforzo di proporsi come la novità, il nuovo ed il diverso, una ragione deve esserci: il passato, anche quello più recente, è improponibile essendo espressione di perfetta continuità con le storie di corruzione, di sprechi, di incapacità politica.
Proprio qualche giorno fa un post sul blog di Beppe Grillo (http://www.beppegrillo.it/2008/03/fuori_tutti.html) incitava a non votare alle prossime politiche ritenendo impossibile scegliere tra una coalizione e l’altra, tutte impresentabili, tutte zeppe di scheletri nell’armadio, tutte pullulanti di candidati a cui interesserebbe solo “la poltrona, l’impunità e gli affari”.
Ebbene, vi è un pregio che neanche i peggiori detrattori di Grillo possono non riconoscergli: aver lanciato un dibattito urgente sulla crisi della politica.
Dell’attuale politica, o, meglio ancora, dell’attuale classe dirigente e degli attuali partiti.
Il “vaffanculo” conteneva in sé il bisogno del Paese di recuperare la buona politica.
Ma ai nostri politici è convenuto criticare la volgarità del gergo piuttosto che soffermarsi sul nocciolo della questione.
E questo perché?
Unicamente perché se davvero ci fosse stata la volontà di combattere il malgoverno troppe teste sarebbero cadute.

Cosa sta accadendo nell’attuale campagna elettorale? A mio sommesso avviso, la stessa cosa.
I partiti, pur identici nel loro establishment, si propongono come la novità solo perché propongono, nelle loro liste, un ristretto numero di candidati di primo pelo.
Ma hanno completamente bypassato il grido di bisogno di una politica diversa che non passa solo per i volti ma deve passare per i contenuti e precipuamente per la chiarezza sul modo di intendere la politica.
Su questo è mancato un serio dibattito.
Tutti si sforzano di dire quello che faranno, con formule più o meno demagogiche.
Tuttavia, cadute le ideologie, bisognerà pure sostituirle con qualcosa ed i partiti dovrebbero sforzarsi proprio nella costruzione di questi nuovi principi.
Tappa obbligata del cammino è la presa d’atto delle disfunzioni e delle esasperazioni della nostra nazione.
E dei fallimenti.
E nessuno degli schieramenti scesi in campo, a me pare, abbia avuto il coraggio di farlo.

Del resto, per tornare all’astensionismo, si sceglie di non andare a votare, come forma di protesta, se si ritiene di non avere più il potere di incidere sulle scelte politiche adottate dal proprio Governo.

Ebbene, io credo che l’astensionismo, che difficilmente potrebbe raggiungere una soglia di rilevanza tale da far tremare i partiti che comunque dispongono di un sistema clientelare ben rodato che convince anche i più ritrosi a votare per un proprio tornaconto, rischi di essere, inconsapevolmente, la forma massima di complicità e di adesione alle regole del gioco della partitocrazia.
Un gettare la spugna proprio in un momento storico in cui il livello di guardia dei cittadini nel controllo dell’operato delle istituzioni deve restare altissimo.
Individuato il male primario nella crisi della politica non credo sia utile abdicare al ruolo di pungolare a che questo cambiamento avvenga.
È vero che gli attuali partiti sono in molti casi troppo lontani dal nostro sentire, tuttavia, parafrasando Montanelli “turiamoci il naso” e andiamo a votare scegliendo il male minore che ben lungi dall’assomigliare a ciò che vorremmo, perlomeno, non rinunci al nostro desiderio di voler cambiare.

Imeon

venerdì 7 marzo 2008

La politica onesta


Questo blog tende ad essere forse un pò troppo 'serioso', ma penso che la politica sia una cosa seria, 'debba' essere una cosa seria. Le 'cose serie' sono tanto pallose quanto 'oneste'. Essere intellegibili è certo una garanzia di onestà, non fosse altro perchè permette la verificabilità.
Essere intellegibili è necessario per chi oggi vuol essere credibile.
Le soluzioni geniali - nella politica che voglia essere buona amministrazione - sono superflue. Serve quotidiano sudore, serve disponibilità al lavoro senza riflettori, serve ordinaria quanto essenziale amministrazione.
Semplicità… anch’essa segnale di onestà.
Che bella che era la ‘Tribuna politica’ di 30 anni fa !
Jader Jacobelli presentava un programma di approfondimento politico, che era tanto palloso, quanto era serio. Non spettacolo, no politici ad ogni occasione in tv.
Il nostro era un Paese fatto di santi, di navigatori e di eroi…oggi è un paese di calciatori, veline e politicanti…
Il giornalismo attuale è raramente di inchiesta, è servile, è asservito, è al soldo del potere. Non servono grandi menti… serve un onesto contadino al potere, la massaia che addomestica la casa. Non vogliamo gente che si spacci per essere ‘operaia’, abbiamo bisogno di gente che sia operaia.
Gente semplice che esprima concetti intelligibili…
Gente onesta…
Perché la politica è una cosa seria…

rael 68

martedì 26 febbraio 2008

Partecipazione...

Per completezza di informazione e prendendo spunto dai 'commenti' all'articolo 'La Presentazione delle Liste', si rende opportuno pubblicare anche il testo della L. 270/05, relativo alla modalità di predisposizione delle liste per il sistema maggioritario.
Legge 270/05
Il nuovo articolo 14-bis nel T.U. Camera, applicabile anche per il Senato, obbliga tutti i partiti o gruppi politici organizzati che intendano "candidarsi a governare" a depositare, contestualmente al contrassegno, il proprio programma elettorale e ad indicare il capo della forza politica o, nel caso di partiti o gruppi politici collegati in coalizione, il capo unico della coalizione. La nuova disciplina specifica espressamente (comma 3 dell'articolo 14-bis) che tale indicazione non pregiudica le prerogative del Capo dello Stato ai sensi dell'articolo 92, secondo comma, della Costituzione in materia di designazione e nomina del Presidente del Consiglio. Viceversa, la legge non precisa nulla rispetto al contenuto del programma elettorale, né prescrive alcuna forma di pubblicità; tuttavia, per la prima volta tale documento assume rilievo formale nel procedimento elettorale. Con riferimento alla prospettata riforma della Parte II della Costituzione, la nuova disciplina elettorale si accorda con l'obbligo di collegamento del candidato a Primo ministro ad una o più liste di candidati per l'elezione della Camera (per favorire la formazione di una maggioranza, nuovo articolo 92 Costituzione). Infine, anche se per la nuova configurazione costituzionale il Senato federale della Repubblica sarebbe rappresentativo delle istanze regionali e locali e non avrebbe più un rapporto fiduciario con il Governo, la riforma elettorale prevede per l'elezione di entrambe le Camere la preventiva esposizione dei programmi nazionali e l'indicazione della leadership politica da parte delle forze politiche che intendano candidarsi a governare.Per quanto riguarda le sottoscrizioni per la presentazione delle liste, sono esentati i partiti o le formazioni politiche costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all'inizio dell'ultima legislatura, i partiti o le formazioni politiche che dichiarano il collegamento con almeno due tra i partiti o le formazioni politiche con le suddette caratteristiche e i partiti o le formazioni politiche rappresentativi di minoranze linguistiche con almeno un seggio conseguito alle ultime elezioni. Se non è previsto l'esonero, la riforma elettorale specifica il numero di sottoscrizioni da parte degli elettori e le modalità di autenticazione per la presentazione delle liste di candidati, in rapporto alla densità di popolazione dei Comuni delle circoscrizioni (articolo 1, comma 6, della riforma che introduce l'articolo 18-bis nel T.U. Camera). Non è più previsto un limite di inserimento dello stesso candidato in liste di diverse circoscrizioni, purché con il medesimo contrassegno, mentre permane il divieto di candidatura contestuale alla Camera e al Senato.

venerdì 22 febbraio 2008

La presentazione delle liste

Si approssimano le elezioni politiche
Si parla sempre più dell'esigenza di volti nuovi, al fine anche di ‘svecchiarela classe politica.
Per fare ciò, ci vuole senz'altro informazione sulle modalità con cui presentare le liste di candidati.
Per esempio, l'attribuzione dei seggi con il metodo proporzionale è disciplinata dal D.P.R. 361 del 1957 e successive modifiche. Esso detta specifiche norme. E’ il caso che chiunque voglia affacciarsi all'agone politico le conosca.
Buona lettura


La presentazione delle Liste

D.P.R. 361/1957
Articolo 18 bis

1- la presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi con metodo proporzionale deve essere sottoscritta: da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 2.500 e da non più di 3.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 4.000 e da non più di 4.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 1.000.000 di abitanti. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà.
Le sottoscrizioni devono esser autenticate da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
La candidatura deve essere accettata con dichiarazione firmata ed autenticata da un sindaco, da un notaio o da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990 n. 53. Per i cittadini residenti all'estero l'autenticazione della firma deve essere richiesta ad un ufficio diplomatico o consolare.
rael68

mercoledì 13 febbraio 2008

Capitalismo e burocrazia impersonalistica

Il Postero (Bertold Brecht, 1898-1956)

Lo confesso: io
non ho nessuna speranza.
I cechi parlano di una via d’uscita. Io
ci vedo.

Quando gli errori sono esauriti
Siede come l’ultimo compagno
di fronte a noi il nulla.


Temi come quello sul difficile rapporto tra la ricerca volta alla conoscenza ed il potere, l’ineluttabilità di questo processo conoscitivo, ed insieme la perdita del senso dell’assoluto e la tensione nichilistica, non sono temi nuovi e tipici della postmodernità.
Vero è invece che molti altri autori, dalla letteratura alla filosofia al teatro, si sono posti il problema di guardare a questi temi come eventi di premesse più lontane nel tempo.
I temi dello Stato, della genealogia della morale e, conseguentemente del potere, il concetto di ‘Globe Politik’ sono tutti temi trattati da Nietzsche. Ed era lui che scriveva ”tutte le cose grandi periscono ad opera di sé stesse per un atto di autosoppressione (…) noi siamo sulla soglia di questo avvenimento”
In questa visione di continuità, il processo a cui si assiste e che muove i passi dalla perdita di certezze metafisiche e di un centro unitario del soggetto, diversamente dalla visione nichilistico-drammatica spesso abusata negli ultimi anni e reiterata all’infinito, viene definito anche e piuttosto come una ricerca conoscitiva proceduta “a tentoni” (A. Tabucchi, Il filo dell’orizzonte, 1986).
Il venir meno dell’interesse politico soggettivo, tanto stigmatizzato, in realtà ha finito con il mostrare in modo evidente e nudo come non esista più una strumentalità dello Stato alle esigenze del Popolo – sebbene le sentenze inizino ancora con “In nome del Popolo Italiano”- quanto piuttosto una strumentalità dello stesso ai dogmi della società capitalistica, in piena ascesa, la sottomissione a forze eterogenee ed occulte nonché all’interesse dei singoli. Di qui l’inconciliabilità delle esigenze sociali ed il proliferare di conflitti di interesse, che mostrano lo Stato stesso nella sua realtà storica di esercizio di potere e controllo del popolo, quest’ultimo lievemente ibernato dalla prolissità di innumerevoli leggi.
In questo simulacro di Stato, hanno riacquistato visibilità i conflitti interni. Contro la “burocrazia del profitto”, come non ricordare Nietzsche: “la schiavitù del presente: una barbarie! Dove sono coloro per cui gli schiavi lavorano?”
Non è il diffondersi della tecnica, ed in molti casi, anzi, un po’ di tecnicismo non guasterebbe, quanto piuttosto il diffondersi di una burocrazia-impersonalistica, ove diviene irrintracciabile la responsabilità del singolo. E facciamo attenzione, poiché questo è un concetto fondamentale. Vale la pena di ricordare che nel nostro Paese è devoluto al Garante del Commercio e del Mercato il controllo sui conflitti di interessi dei politici, a livello economico personale e familiare, e nonostante questa sia legge, e nonostante questo valga nel resto dei paesi europei, dove la trasparenza della burocrazia e la responsabilità diretta e personale garantisca il funzionamento, da noi, nelle relazioni fatte dal Garante non vengono indicati neppure i nomi di chi versa od ha versato in conflitto di interessi, e meno che mai se, quando ed in che modo ha risolto l’eventuale conflitto.
In questo momento storico il concetto chimerico di “morale del mondo” è fallito; l’etico ed il morale relegato al di là del sovrasensibile, nella nebulosa visione kantiana , d’altronde, era già stata denunciata da Feuerbach come visione inattuabile. E mi pare inutile paventare un “virtuale luogo” ove debba trovare culla una neo morale, proprio in questa società tanto tacciata di massificazione, superficialità e decadenza, occorre riportare la naturale tensione vitale alle sue radici in una individualità consapevole, ad un sentire come intima necessità, al fare scelte profondamente personali.
L’identità, tema centrale anche nell’opera di Bauman, è un processo di confronto con l’alterità, è una esperienza di scissione e di inquietudine interiori al singolo. La depressione, fortunatamente non più dovuta al cristiano senso di colpa del dover fare ciò che è giusto dogmaticamente, piuttosto incarna l’inquietudine generata dall’assenza di ideali; l’inadeguatezza è il sintomo di un bisogno profondo.
E questo bisogno profondo è magistralmente espresso in “Genealogia della morale”: perché si è stati troppo grossolani da indovinare con chi avevamo propriamente a che fare, con sofferenti che non vogliono confessare a se stessi quel che essi sono, con gente intorpidita e inebetita che teme una cosa sola: acquistare coscienza
Da ultimo, mi permetto di concordare pienamente con chi nel blog ricorda Pasolini ed il ruolo dell’intellettuale, che deve, per sua stessa natura essere attivo e spingere alla coscienza. Per questo, invito a rileggere la lettera che Antonio Tabucchi (l’autore di Sostiene Pereira, nonché traduttore di Pessoa e probabilmente l’intellettuale italiano più noto e letto all’estero) scrisse al Presidente della Repubblica nel 2001
Mayasun

mercoledì 6 febbraio 2008

Crisi di governo, tutti al lavoro

Riceviamo da una preziosa quanto ironica 'affiliata' il video che segue. Pur non condividendo appieno il larvato invito al populismo ed alla massificazione che esso trasmette, ci è parso un legittimo modo di interpretare in chiave 'canzonatoria' gli ultimi eventi politici nazionali.L'auspicio è di provocare un dibattito sul tema politica - antipolitica...



mercoledì 30 gennaio 2008

Mohandas Karamchand Gandhi


"Sono le azioni che contano! I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo"
Sessanta anni fa un indù radicale pose violentemente fine all'esistenza di una delle figure più importanti e carismatiche del XX secolo, Mohandas Karamchand Gandhi, esempio di nonviolenza e simbolo dell'indipendenza indiana.
Pochi i quotidiani che oggi ricordano la sua figura, probabilmente assuefatti ai volti di chi, in queste ore critiche per il governo Prodi, nutre le cronache politiche con appelli alla responsabilità tanto superficiali quanto contraddittori; o, forse, rapiti dallo stupore suscitato dalle carezze di Olindo Romano alla moglie Rosa. Come se poi questi stessi giornali fossero ignari del fatto che dietro le stragi mediatizzate, dietro i colpi di follia apparenti e brutali, altro non c'è che l'incapacità dell'uomo post-moderno di dare un senso alla propria vita (e a quella altrui) e di rimanervi fedele anche a costo di sacrifici.
E allora, sono proprio i messaggi lasciati da uomini come Gandhi a rappresentare la nostra àncora di salvezza, l'unico antidoto efficace al turbinìo nichilistico di emozioni cui il mercato ci espone.
Come noto, il programma politico di Gandhi fu rivolto essenzialmente all'indipendenza nazionale dell'India ma, oltre a ciò, è merito del Mahatma ("grande anima", in sanscrito) aver innovato radicalmente l'agire rivoluzionario.
Per quanto divergenti nei loro obiettivi, le teorie classiche della rivoluzione - quella liberale, quella democratica e quella socialista - hanno in comune la teoria del "diritto alla resistenza" (secondo cui è legittimo che le masse popolari si ribellino alle autorità sociali e politiche quando subiscono un'evidente situazione di ingiustizia) e la teoria della "guerra giusta" (secondo cui il popolo ha diritto di ricorrere finanche alla violenza per correggere torti e ingiustizie molto gravi). Gandhi condivise il primo di questi due principi ma rifiutò il secondo, facendosi militante di una rivoluzione nonviolenta che Egli intese non come vigliacca e passiva subordinazione agli oppressori, ma come attiva e coraggiosa ribellione all'ingiustizia.
Numerose le tecniche che Gandhi sperimentò negli anni di lotta: il boicottaggio dei beni e dei servizi britannici, il picchettaggio, lo sciopero della fame e della sete e, infine, la disobbedienza civile.
Non basta che queste tecniche siano riproposte - a modo loro - dalle odierne sbiadite personalità politiche, per dire che l'eredità gandhiana sia stata messa a frutto. C'è molto lavoro da fare perchè l'esempio di Gandhi possa ancora esercitare fascino sulle nuove generazioni: per questo Arancia Blu è pronta a lottare, con spirito rivoluzionario ma non violento.
Fabio

venerdì 25 gennaio 2008

L'UOMO NELL'ETA' DELLA TECNICA

Al di fuori delle cattedrali classiche del potere, al di sotto della turris eburnea, un filosofo parla di tecnica per comunicare massivamente…
Il prof. Umberto Galimberti, il pomeriggio del giorno 24.01.08, a Bari presso il teatro Kursall Santalucia, blandisce la folla, vomitando concetti attuali, epifanizza ‘di già’ i problemi del ‘perenne passato’ attraverso gli strumenti del futuro.
In due ore e mezza di effervescente prolusione, il professore strizza l’occhio alle tesi di Bauman sulla ‘Solitudine del cittadino globale’, allude alle idee di Watzlawick e alla sua ‘Pragmatica della comunicazione umana’, disegna i nuovi scenari per l’uomo nell’età della tecnica.
Ed è proprio questo il tema principale…Come è cambiato il rapporto tra la tecnica e l’uomo?
Il professore spiega che per tecnica si deve intendere la forma più alta di razionalità raggiunta dall’uomo, che permette di ottenere il massimo scopo con il minimo impiego di mezzi. Ha come suoi prossimi congiunti, elongazioni di se stessa, l’esecutività e il proceduralismo.
La tecnica ha assunto un ruolo centrale nella storia e l’uomo rischia di diventare sempre più il mero funzionario della tecnica.
Finanche la politica soffre oggi la tecnica.
Platone diceva che la tecnica fa fare le cose, ma senza sapere perché si fanno. È la politica - arte regia - che dice perché e come farle.
Oggi però la politica non è più il luogo della decisione. Perché la politica guarda l’economia, ma l’economia per decidere guarda le risorse tecnologiche. Dunque è nella tecnologia il fulcro del potere.
Al contempo, però, la tecnica impedisce la rivoluzione.
Infatti oggi c’è una rassegnazione generalizzata. La rivoluzione è possibile quando c’è un conflitto di volontà. Oggi con la globalizzazione, con la razionalizzazione degli scambi, sono tutti dalla stessa parte di fronte alla razionalità del mercato.
Dietro di essa non si vede chi ci sia, non si capisce.
Non è visibile l’antagonista. Donde la rassegnazione.
L’etica è stata travalicata, i suoi principi non funzionano più.
E’ stata superata l’etica cristiana, basata sul principio dell’intenzione.
È stata superata l’etica laica, di matrice kantiana, in realtà mai realizzata.
Ed è stata superata con il nazismo anche l’etica della responsabilità, tanto cara a Max Weber. Con l’epoca nazista si è spezzato il principio ontologico della responsabilità delle proprie azioni.
Si è responsabili limitatamente al proprio mansionario, ma non degli effetti della propria azione.
Si è solo obbedito agli ordini. Nell’età tecnica questa risposta è ‘giusta’.
In essa, il giudizio morale riguarda l’esecuzione del compito, non il contenuto di esso.
È cambiata finanche la depressione.
Nell’età pretecnologica imperava il senso di colpa, ora nell’età dell’efficienza si avverte un senso di inadeguatezza e si sprofonda in crisi di identità. Del resto, alla tecnica interessa la sostituibilità delle persone, non il pensiero, non le idee.
Il problema è che non riusciamo a disporre adeguatamente di un pensiero alternativo al pensiero tecnico.
Il pensiero divergente è alternativo al pensiero tecnico.
Il pensiero convergente cerca la soluzione del problema, il pensiero divergente la cerca al di fuori del problema, riformulando il problema.
Ma come liberarsi dalle logiche imperanti?
Non è agevole uscire dai luoghi comuni, non è facile capire che molti dei modi in cui ‘ci fanno vedere’ non sono i nostri reali modi di vedere.
Del resto, se tutti pensano allo stesso modo, è più facile governare, dominare ‘morbidamente’, porre al proprio servizio.
Nell’epoca in cui i miti televisivi spopolano, Internet impera con le sue chat, i suoi blog e le varie diavolerie, in cui la comunicazione segue percorsi ogni giorno diversi, sempre più secolarizzati, fin troppo mondani, c’è qualcuno che ha capito che la tecnica annulla il pensiero.
E allora ‘Psiche e technè’, rapporto di cui l’uomo diviene sempre più spettatore, mentre - come un ‘ospite inquietante’ - si affaccia alla ribalta di un mondo farneticante in cui qualcuno, resosi malignamente invisibile, ha in mano gli strumenti per azzerare, per strozzare in gola finanche l’urlo di sgomento, angoscia e passione del fantasmagorico ometto di Munch.

rael68

venerdì 18 gennaio 2008

Papa si, Papa no...

Gli ultimi eventi agli onori delle cronache, richiedono un ulteriore intervento sul tema trattato nell'ultimo articolo - dal titolo ‘relativismo’ - apparso sul nostro blog.
La questione aperta verte sull'opportunità di invitare il Pontefice in un luogo di principio laico come la pubblica Università ‘la Sapienza’.
Qualsiasi cosa se ne pensi, è evidente che si è persa unaltra occasione per dimostrare apertura e dialogo.
Il bello è che questa volta si sono ribaltate le parti.
Non è la Chiesa ad essere tacciata di chiusura, oscurantismo e pregiudizio, ma è proprio la parte che si definisce ‘laica’ a vedersi rivolta l'accusa di essere refrattaria ad ascoltare più voci, a dare campo a diversi punti di vista.
Certo si può discutere, ma opporsi strenuamente ad un evento, in fin dei conti da catalogare alla stregua delle lauree ‘ad honorem’ conferite a Mike Buongiorno, sembra ‘prima facie’ un madornale errore.
Non foss’altro perchè dà la stura a polemiche a tratti pretestuose.
E in contesti del genere si genera confusione tra chi sia la vittima e chi il carnefice...
Si crea il pretesto per strumentalizzazioni di varia natura… proprio ciò che oggi non serve alla politica.
Il fatto è che spesso dette strumentalizzazioni nascono da discussioni su macrotemi, si nascondono dietro questioni filosofiche e diatribe sui massimi sistemi.
Attenti però... di casuale c’è spesso molto poco !
Il terreno è cosparso di mine affioranti qua e , pronte ad esplodere al passaggio del ‘nemico’, da cui – a volte – il ‘nemico’ gradisce finanche farsi flagellare.
Qualcuno è caduto nel tranello, si è lasciato prendere la mano ed ha portato alle estreme conseguenze delle posizioni critiche, da cui avrebbero dovuto derivare solo costruttive discussioni.
Il risultato è stata contrapposizione, intolleranza verbale, finanche episodi di violenza.
Addirittura frange di ‘ciellini’, ‘Papa boys’ e similari hanno protestato dinanzi a ‘La Sapienza’, innalzando cartelli con sopra scritto “e pur si muove”.
Il mondo al contrario…
Che il Papa vada dove vuole, che il Papa sia celebrato dovunque trovi qualcuno che intenda farlo !
Basta guelfi e ghibellini, basta ‘guerre di religione’.
Ora che finanche Bush parla di pace tra israeliani e palestinesi,
ci piacerebbe tanto vedere Grillo alla Rai,
la ‘monnezza’ nei cassonetti,
il ciuccio che vola…
ed il Papa in una Moschea.
rael68