
Come argutamente fatto notare da alcuni commentatori del blog, il problema in Italia appare chiaramente di natura culturale.
Il Paese è troppo spaccato a livello politico e la semplice ‘comunanza della paura’ di essere esclusi dall’allegro carrozzone del ‘consumismo’ non è un fattore aggregativo sufficiente, non basta a svolgere la funzione di collante sociale.
Chi ha studiato, chi lavora da tempo in maniera stabile vota diversamente da chi è senza lavoro o fa parte di quartieri popolari ‘difficili’. Il popolino (lungi dal voler essere snob) è lontano dalla politica, dal capire la politica, non per una forma di critica tipica della antipolitica, ma perché mai interessato, abituato alla delega, addirittura ‘ignorante’. Ed è il popolino ad orientare i risultati elettorali, a determinare l’indirizzo del Paese.
E allora è facile che le fesserie paghino in politica, che le false promesse diventino elemento vincente e discriminante in campagna elettorale. E ancor più decisivo è il modo in cui dette promesse vengono veicolate dai mezzi di comunicazione di massa.
Fino a quando la gente non si avvicinerà alla politica con il ‘serio’ intento di capirla, con sguardo davvero ‘costruttivo e critico’, prescindendo dal meccanismo ingannevole del clientelismo e dalla fesserie dominanti, non ci sarà spazio per la crescita dell’Italia.
Occorrono –però – memoria storica e strumenti culturali di cui il Paese mai come oggi non dispone…o non ha neppure la possibilità di disporre.
Degli esempi?
Chi ricorda chi era Don Milani?
Che diceva Gramsci?
Quanti di noi sanno chi era Mangano ? ? ?
… Così, molta gente si astiene dal votare.
I giovani restano fuori della politica, e i ‘politicanti’ approfittano di ciò.
Del resto, non è forse meglio guidare un popolo bue?
Il Paese è troppo spaccato a livello politico e la semplice ‘comunanza della paura’ di essere esclusi dall’allegro carrozzone del ‘consumismo’ non è un fattore aggregativo sufficiente, non basta a svolgere la funzione di collante sociale.
Chi ha studiato, chi lavora da tempo in maniera stabile vota diversamente da chi è senza lavoro o fa parte di quartieri popolari ‘difficili’. Il popolino (lungi dal voler essere snob) è lontano dalla politica, dal capire la politica, non per una forma di critica tipica della antipolitica, ma perché mai interessato, abituato alla delega, addirittura ‘ignorante’. Ed è il popolino ad orientare i risultati elettorali, a determinare l’indirizzo del Paese.
E allora è facile che le fesserie paghino in politica, che le false promesse diventino elemento vincente e discriminante in campagna elettorale. E ancor più decisivo è il modo in cui dette promesse vengono veicolate dai mezzi di comunicazione di massa.
Fino a quando la gente non si avvicinerà alla politica con il ‘serio’ intento di capirla, con sguardo davvero ‘costruttivo e critico’, prescindendo dal meccanismo ingannevole del clientelismo e dalla fesserie dominanti, non ci sarà spazio per la crescita dell’Italia.
Occorrono –però – memoria storica e strumenti culturali di cui il Paese mai come oggi non dispone…o non ha neppure la possibilità di disporre.
Degli esempi?
Chi ricorda chi era Don Milani?
Che diceva Gramsci?
Quanti di noi sanno chi era Mangano ? ? ?
… Così, molta gente si astiene dal votare.
I giovani restano fuori della politica, e i ‘politicanti’ approfittano di ciò.
Del resto, non è forse meglio guidare un popolo bue?
rael 68

