venerdì 27 giugno 2008

Mafia, politica e voglia d'immunità



La settimana scorsa si è conclusa una delicata fase del più importante processo di mafia degli ultimi venti anni. Ad attendere le prime sentenze di secondo grado del processo Spartacus vi erano, fino a pochi giorni fa, esponenti di spicco del clan dei Casalesi, compreso il loro capo Francesco Schiavone. E le sentenze sono presto arrivate, come si è letto su tutti i giornali.
In questa come in altre occasioni, è difficile esprimere a dovere la propria gratitudine verso i magistrati che hanno lavorato per ridare al meridione quella dignità che merita. Ed è difficile far passare sotto silenzio il fatto che, in molte altre parti d’Italia, vi sia chi ogni giorno impiega tutte le proprie energie per affermare i principi di legalità e giustizia contro la logica del massimo profitto a tutti i costi. Ma allo steso tempo è difficile non ricordare, immensamente intristiti, quante volte la politica latiti di fronte ai veri problemi del territorio o, nel peggiore ma non inusuale dei casi, quante volte essa fiancheggi gli esperti del malaffare. Anche per questo motivo, i magistrati non sono certo i più amati da parte della nostra classe politica, si sa, e Berlusconi ha innalzato la delegittimazione della magistratura ad elemento programmatico. Ma è possibile continuare a tollerare una situazione del genere? È possibile continuare a subire imperturbati gli attacchi dal Premier a chiunque contrasti i suoi affari?
L’accusa rivolta alla magistratura è quella di essere politicizzata e di non fare i veri interessi del Paese, con l’accento posto così sulla sua presunta scarsa credibilità di fronte a l popolo. Ma i politici, allo stato attuale, godono di maggiore credibilità per ergersi ad agenti delegittimanti rispetto agli altri poteri dello Stato? E ancora: perché i cittadini dovrebbero accettare il ritorno a misure inique che tutelano esclusivamente gli interessi della ‘casta’?
La cronaca politica delle ultime ore fa registrare ulteriori uscite scomposte del Premier che, come ha scritto ieri Ezio Mauro su La Repubblica, ha portato l’ossessione al governo decidendo “di trasformare il suo personale problema in un problema del Paese e la sua ansia privata in un’urgenza nazionale”.
Bisogna mobilitarsi prima che sia troppo tardi, c’è ancora tempo per dire di no, e la prima cosa da fare è quella di seguire con attenzione gli sviluppi di una situazione che potrebbe degenerare irreversibilmente da un momento all’altro. Speriamo solo che nessuno ricorra alla figura dello stupratore extracomunitario per far passare sotto silenzio il lodo Schifani e altri vergognosi provvedimenti in tema di giustizia…

Fabio

martedì 17 giugno 2008

Intercettato l'inciucio - Inarrestata l'impunità

Finito l'idillio tra il Governo e l'opposizione
Se per un ridotto lasso di tempo,
si è ritenuto che la legislatura potesse scorrere nel segno della ‘concordia ordinum’, oggi tale auspicio rivela tutta la sua illusorie. Del resto, provvedimenti, sdoganati come di interesse comune, non appaiono credibili, allorquando poi il riferimento specifico operato dal Premier in persona è proprio alla persecuzione, a suo dire, subita dai magistrati negli ultimi 10 anni.
La lettera di Berlusconi al Presidente del Senato Schifani sa di burla agli italiani.
Non poteva limitarsi a telefonargli ?
Questa voglia di dare una parvenza di istituzionalità a pratiche di dubbio spessore ha il sapore evidente di una messinscena.
Dopo la politica degli annunci, quella dei gesti dal rango istituzionale.
Ma questa è una strategia comunicativa, non è la panacea per i mali del Paese.
Le intercettazioni, la magistratura, i problemi giudiziari di una persona sola non sono di certo le priorità del paese.
Eppure, in Sicilia alle elezioni amministrative domina ancora di il Popolo delle Libertà.
Una sorta di plebiscito, mentre i primi provvedimenti del Governo
appaiono specchietti per le allodole.
E allora è un problema culturale.
La cultura di un paese è influenzata dai mezzi di comunicazione di massa, i quali distorcono gli eventi, deformano la realtà.
La ‘realtà’ attesta che siamo un popolo superficialone ed ignorante.
e che ‘mors tua vita mea’.
Dimostra che l’accoglienza è un optional,
che l’impunità fa comodo,
che lamentarsi è bello,
…soprattutto quando chi è impunito e si lamenta
si diverte pure a fare le leggi …

venerdì 6 giugno 2008

Fiducia e rifiuti


Salutiamo l'introduzione del reato di immigrazione clandestina. Fa niente che sul punto il Governo è stato già bacchettato dall'Unione Europea, fa niente che è a rischio di incostituzionalità, fa niente che Berlusconi sul punto si è già dissociato da se stesso.Salutiamo il ricorso all'esercito nelle zone 'impestate' dal problema rifiuti.Fa niente che la gente di Chiaiano e Acerra si incatena ai binari, fa niente che devono essere ancora operati studi seri sull'impatto ambientale degli inceneritori, fa niente che l'uso della forza è tacciabile anch'esso di incostituzionalità. Continua la luna di miele tra governo ed elettori. Si continua a parlare di sicurezza, il problema viene associato a quello relativo all'immigrazione clandestina. Nell'immaginario collettivo e popolare criminalità oggi coincide con immigrazione clandestina.Un endiadi molto cara a destra. Fa niente che i reati sono diminuiti negli ultimi tempi, fa ninte che ci sono i trattati europei da rispettare, fa niente che gli stranieri servono all'economia e fa niente che la criminalità organizzata italiana si serve di 'poveri' immigrati. Mentre continua la luna di miele, c'è da chiedersi se il generale tenore di vita cambierà. Le sperequazioni sociali, le povertà verranno meno? Perchè quando c'è la povertà non c'è limite alla criminalità, non c'è confine territoriale che serva ad osteggiare l'immigrazione. C'è solo tanta paura ... e c'è chi la sfrutta.


rael68