Il mondo va al contrario…
In un epoca in cui l’opinione pubblica fatica a mostrarsi compatta nell’esprimere tendenze e valutazioni, in una società in cui nani e ballerine la fanno da padrone, il disorientamento regna sovrano.
Ed allora battaglie generalmente condivise come quelle alla mafia, alla camorra ed alla criminalità organizzata non sono più davvero unificanti per la collettività e per le istituzioni. Di tal guisa che, in campagna elettorale, l’attuale Presidente del Consiglio può ripetutamente inneggiare al suo ‘stalliere’ di fiducia Vittorio Mangano, pluricondannato per mafia, e gli house organ del Pdl e della famiglia Berlusconi possono oggi deliberatamente attaccare lo scrittore Roberto Saviano, che vive sotto scorta da quando il suo libro ‘Gomorra’ è balzato agli onori della cronaca.
Peraltro, detto attacco appare ingiustificato ed intempestivo…
Perché esso viene sferrato in un momento politico come quello attuale?
Cui prodest? Chi vivrà vedrà! Con il tempo sarà forse più agevole capire se è solo l’ennesima boutade degli immarcescibili Fede, Feltri e compagnia cantante o se è un nuovo messaggio in codice rivolto a chi può e deve intendere.
Chissà se il grande Sciascia direbbe ancora oggi che il mondo brulica di ‘professionisti dell’antimafia’…
Appare certo però che ancora oggi - per celebrare i suoi eroi - la nostra Italia prima li vuole morti…
rael68
mercoledì 19 maggio 2010
venerdì 18 settembre 2009
Informazione?

Dai tempi del ‘Minculpop’ qualcosa è cambiato…
Del resto, ogni età ha i suoi segreti e le sue forme di espressione.
All'epoca del fascismo, l’informazione di regime – finalizzata ad una sorta di ‘instrumentum regni’ - era facilmente percepibile. La si palpava. Non era occulta, non strisciava alle spalle.
Propaganda era perché propaganda doveva essere.
Il potere, nelle sue forme più moderne, ancora oggi utilizza i mass media per legittimarsi e comandare. Senonchè, chi comanda si dimostra sempre più avveduto, memore delle esperienze del passato.
I casi di Biagi, Luttazzi, Santoro hanno rappresentato un boomerang per il precedente Governo Berlusconi. Allora, l'opinione pubblica - seppur lentamente – ha potuto reagire all’attacco sferrato contro la libertà di informazione.
Oggi, però, il potere si è fatto ancora più furbo.
Niente proclami o editti bulgari, ma costante lavoro ai fianchi.
Spartizioni lobbiste, sapienti opere di boicottaggio nei confronti dei programmi di divulgazione e critica, manovre occulte tese all’istituzionalizzazione della ‘informazione di Governo’.
Defenestrato Mentana, inizio di ‘Annozero’ non pubblicizzato a dovere, tutela legale negata dalla RAI alla trasmissione ‘Report’, Berlusconi da Vespa in prima serata a magnificare il suo stesso operato…
E’ vero…non ci sono più gli editti,
ma dov’è l’informazione, dov’è il giornalismo, dov’è la libertà?
rael68
Del resto, ogni età ha i suoi segreti e le sue forme di espressione.
All'epoca del fascismo, l’informazione di regime – finalizzata ad una sorta di ‘instrumentum regni’ - era facilmente percepibile. La si palpava. Non era occulta, non strisciava alle spalle.
Propaganda era perché propaganda doveva essere.
Il potere, nelle sue forme più moderne, ancora oggi utilizza i mass media per legittimarsi e comandare. Senonchè, chi comanda si dimostra sempre più avveduto, memore delle esperienze del passato.
I casi di Biagi, Luttazzi, Santoro hanno rappresentato un boomerang per il precedente Governo Berlusconi. Allora, l'opinione pubblica - seppur lentamente – ha potuto reagire all’attacco sferrato contro la libertà di informazione.
Oggi, però, il potere si è fatto ancora più furbo.
Niente proclami o editti bulgari, ma costante lavoro ai fianchi.
Spartizioni lobbiste, sapienti opere di boicottaggio nei confronti dei programmi di divulgazione e critica, manovre occulte tese all’istituzionalizzazione della ‘informazione di Governo’.
Defenestrato Mentana, inizio di ‘Annozero’ non pubblicizzato a dovere, tutela legale negata dalla RAI alla trasmissione ‘Report’, Berlusconi da Vespa in prima serata a magnificare il suo stesso operato…
E’ vero…non ci sono più gli editti,
ma dov’è l’informazione, dov’è il giornalismo, dov’è la libertà?
rael68
domenica 26 aprile 2009
La Storia non siamo noi
Nella puntata di Ballarò del 21 aprile 2009 tiene banco l’approssimarsi della festa della Resistenza…
L'Onorevole Pier Ferdinando Casini dice - incidentalmente quanto sostanzialmente – che, nel dopoguerra, solo grazie all’opera di uno specifico ‘partito’, è stato possibile garantire la ‘democrazia’ in Italia.
A mente fredda cerco di ragionarci su…
È vero! E’ indubbiamente un merito aver portato l'Italia ad uno stato di benessere economico e sociale. Però la storia è maestra di vita. Ed allora bisogna leggere i fenomeni di oggi come conseguenza degli accadimenti del passato.
E’ esatto sostenere che la DC ha traghettato il Paese verso anni sereni, ma la domanda è: a che prezzo?
Per fare ciò, si è favorito il sistema clientelare, non si è risolta la questione meridionale, si è rimasti vincolati ai dogmi della Chiesa di Roma, si è accettato di scendere più volte a patti con movimenti eversivi, delinquenziali, finanche mafiosi. Corruttela, familismo, ipocrisia sono il portato di cinquant'anni sotto l’egida della Democrazia Cristiana.
Essa ha solo apparentemente risolto i problemi con il vecchio stratagemma della nonna.
Ha buttato la polvere sotto il tappeto… e lì l'ha lasciata.
A distanza di tempo, caduta la Democrazia Cristiana - equilibratrice di opposti eversismi - ciò che è rimasto è un Paese immaturo, pronto alla disgregazione, alle lotte tra nord e sud, tra ricco e povero, tra fascista e comunista. Una democrazia malata… dove l'uomo forte continua ad affascinare… come se il ventennio non fosse bastato… come se la Storia nulla ci avesse insegnato...
rael68
L'Onorevole Pier Ferdinando Casini dice - incidentalmente quanto sostanzialmente – che, nel dopoguerra, solo grazie all’opera di uno specifico ‘partito’, è stato possibile garantire la ‘democrazia’ in Italia.
A mente fredda cerco di ragionarci su…
È vero! E’ indubbiamente un merito aver portato l'Italia ad uno stato di benessere economico e sociale. Però la storia è maestra di vita. Ed allora bisogna leggere i fenomeni di oggi come conseguenza degli accadimenti del passato.
E’ esatto sostenere che la DC ha traghettato il Paese verso anni sereni, ma la domanda è: a che prezzo?
Per fare ciò, si è favorito il sistema clientelare, non si è risolta la questione meridionale, si è rimasti vincolati ai dogmi della Chiesa di Roma, si è accettato di scendere più volte a patti con movimenti eversivi, delinquenziali, finanche mafiosi. Corruttela, familismo, ipocrisia sono il portato di cinquant'anni sotto l’egida della Democrazia Cristiana.
Essa ha solo apparentemente risolto i problemi con il vecchio stratagemma della nonna.
Ha buttato la polvere sotto il tappeto… e lì l'ha lasciata.
A distanza di tempo, caduta la Democrazia Cristiana - equilibratrice di opposti eversismi - ciò che è rimasto è un Paese immaturo, pronto alla disgregazione, alle lotte tra nord e sud, tra ricco e povero, tra fascista e comunista. Una democrazia malata… dove l'uomo forte continua ad affascinare… come se il ventennio non fosse bastato… come se la Storia nulla ci avesse insegnato...
rael68
giovedì 27 novembre 2008
L'isola dei famosi e la modernità liquida
Pubblichiamo la lettera inviata da Fabio a "La Repubblica" in data 26.11.2008, continuandoci peraltro a chiedere: c'è da rallegrarsi per il fatto che Luxuria abbia vinto un reality show?
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sabato 18 ottobre 2008
Il potere logora...

Il potere - come il successo - non è difficile da raggiungere, è difficile da mantenere.
All'inizio è agevole fare presa sull'elettorato svagato e non adeguatamente informato, brandendo un populismo di maniera, buono per tutte le stagioni.
È facile attrarre promettendo tutto a tutti, dovunque si vada, cavalcando l'onda di un malcontento diffuso. Il “piove governo ladro” funge da spinta irrazionale verso nuove coalizioni, più credibili proprio in quanto meno conosciute. È allora l’avanspettacolo in questa fase è l'arma più potente. Lusinga coinvolge, titilla proprio perché rappresenta la rottura - comunque sia - con il recente passato, passato perché lo si vuole lasciare alle spalle, recente perché è ancora inevitabile ricordarselo.
Ed allora l'avanspettacolo pone in secondo piano le mancanze, nasconde l’assenza di valori, di una tradizione consolidata, di una classe dirigente che si sia formata sull’abbrivio di solide culture di riferimento. Ma quando, da forza di rottura e di protesta, una coalizione siffatta diventa forza di governo, cambia l'ottica di chi guarda. Ed allora, a lungo termine, i nodi vengono al pettine, l’avanspettacolo non basta più. Serve compattarsi attorno ad un’identità comune, che solo valori, significati e cultura condivisi possono assicurare.
Certo, un sapiente quanto malandrino utilizzo dei mass media porta naturalmente all'esaltazione dell’avanspettacolo piuttosto che dei veri fattori della politica, ma per quanto il virtuale attrae la fantasia, la realtà, con cruda lungimiranza, buca il velo delle ipocrisie, e svela le emergenze economiche, sociali e politiche che attanagliano il Paese. Ed allora le ‘facce di tolla’ che ci vengono propinate quotidianamente in tivù e sui giornali rivelano la loro unica funzione di agenti disturbatori.
Apparire più che fare. Essere si è quel che si è, ma è dimensione personale, l'amministrazione della ‘res publica’ è questione diversa, è questione sociale.
Il problema è che la destra in questi anni non ha voluto, al di là di qualche minima operazione di facciata, vezzeggiare la cultura, promuovere l’impegno di intellettuali che creassero un tessuto connettivo funzionale ad amalgamare, a compattare su significati condivisi non solo il vertice ma anche la base elettorale. Gli intellettuali sono apparsi subito scomodi. Non a caso, oggi il Governo taglia i fondi alla formazione, alla ricerca, alla cultura.
Questa destra non è destra vera …Già se lo fosse avrebbe valori di riferimento discutibili, il problema è che non ha neppure l’identità culturale di destra.
Morto ‘il Principe’, si rivelerà dunque un fenomeno destinato alla naturale estinzione
Per questo è importante non rendere vittima nessuno.
… Per evitare altri cinquant’anni come quelli passati…
… cinquant’anni di sotterranea quanto incostante ed inconfessabile guerra civile.
rael68
All'inizio è agevole fare presa sull'elettorato svagato e non adeguatamente informato, brandendo un populismo di maniera, buono per tutte le stagioni.
È facile attrarre promettendo tutto a tutti, dovunque si vada, cavalcando l'onda di un malcontento diffuso. Il “piove governo ladro” funge da spinta irrazionale verso nuove coalizioni, più credibili proprio in quanto meno conosciute. È allora l’avanspettacolo in questa fase è l'arma più potente. Lusinga coinvolge, titilla proprio perché rappresenta la rottura - comunque sia - con il recente passato, passato perché lo si vuole lasciare alle spalle, recente perché è ancora inevitabile ricordarselo.
Ed allora l'avanspettacolo pone in secondo piano le mancanze, nasconde l’assenza di valori, di una tradizione consolidata, di una classe dirigente che si sia formata sull’abbrivio di solide culture di riferimento. Ma quando, da forza di rottura e di protesta, una coalizione siffatta diventa forza di governo, cambia l'ottica di chi guarda. Ed allora, a lungo termine, i nodi vengono al pettine, l’avanspettacolo non basta più. Serve compattarsi attorno ad un’identità comune, che solo valori, significati e cultura condivisi possono assicurare.
Certo, un sapiente quanto malandrino utilizzo dei mass media porta naturalmente all'esaltazione dell’avanspettacolo piuttosto che dei veri fattori della politica, ma per quanto il virtuale attrae la fantasia, la realtà, con cruda lungimiranza, buca il velo delle ipocrisie, e svela le emergenze economiche, sociali e politiche che attanagliano il Paese. Ed allora le ‘facce di tolla’ che ci vengono propinate quotidianamente in tivù e sui giornali rivelano la loro unica funzione di agenti disturbatori.
Apparire più che fare. Essere si è quel che si è, ma è dimensione personale, l'amministrazione della ‘res publica’ è questione diversa, è questione sociale.
Il problema è che la destra in questi anni non ha voluto, al di là di qualche minima operazione di facciata, vezzeggiare la cultura, promuovere l’impegno di intellettuali che creassero un tessuto connettivo funzionale ad amalgamare, a compattare su significati condivisi non solo il vertice ma anche la base elettorale. Gli intellettuali sono apparsi subito scomodi. Non a caso, oggi il Governo taglia i fondi alla formazione, alla ricerca, alla cultura.
Questa destra non è destra vera …Già se lo fosse avrebbe valori di riferimento discutibili, il problema è che non ha neppure l’identità culturale di destra.
Morto ‘il Principe’, si rivelerà dunque un fenomeno destinato alla naturale estinzione
Per questo è importante non rendere vittima nessuno.
… Per evitare altri cinquant’anni come quelli passati…
… cinquant’anni di sotterranea quanto incostante ed inconfessabile guerra civile.
rael68
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sabato 20 settembre 2008
La cultura è di destra o di sinistra?
Che cos'è la cultura?Certo, molte definizioni sono proponibili, ma volendone valorizzare l’aspetto dinamico e processuale, si può affermare che essa è sistema di valori e significati condivisi, che orientano le interazioni soggettive e sono riprodotti dalle interazioni medesime.
Qual è il rapporto che le due coalizioni politiche, che si succedono da anni al governo del Paese, detengono con la cultura?
Orbene, non si può dire che la Sinistra non abbia dei suoi valori di riferimento, per quanto discutibili essi siano. La solidarietà, la pace, i diritti civili e sociali in genere sono patrimonio indiscusso di coloro che un tempo amavano definirsi “progressisti”.
La Destra di governo, o quella che viene definita tale, non avendo intellettuali all’altezza e non avendoli voluti tra le sue fila, ha obnubilato la cultura, non ha avanzato una proposta che non fosse ancorata al mercato, ha finito per scegliere l’avanspettacolo come proprio riferimento socio-culturale.
La questione culturale inerisce di certo la base del consenso, ma risulta alquanto delicata anche in relazione alla selezione di personale qualificato alla gestione della ‘res publica’, adeguato a ruoli di governo, se non proprio di potere. In questi anni, l’agone politico in genere non ha potuto ostentare gente dalla comprovata serietà, onestà e formazione, ma ‘personale’ per lo più pittoresco, incline a ‘buttarla in vacca’ piuttosto che a profonde riflessioni sociali. Teatranti della politica, attori buoni alla rappresentazione quotidiana dinanzi ai mass media, ma senza valori culturali di riferimento e di conseguenza senza alcuna velleità di progettualità.
In particolare, la Destra di governo non vanta neppure oggi una classe dirigente degna di questo nome, nel senso che la sua compagine è composta da ‘parvenù’ della politica, da “approssimati” impreparati culturalmente.
La dimostrazione di ciò la si ha già solo leggendo i nomi dei Ministri in carica (di cui – per la gran parte - non si ricordano i meriti pregressi), ma anche facendo caso al fatto che la destra di oggi si rifà surrettiziamente ai valori cristiani, peraltro di centro.
Forza Italia non ha una tradizione, non ha un passato, non ha un’identità che possa andare oltre l’Azienda e gli avvocati delle aziende Berlusconi. La Lega più che cercare di “rubacchiare” le tradizioni celtiche, con qualche pantomima sul Pò, non riesce a fare. La stessa Alleanza Nazionale non può più richiamarsi ai valori della vera destra nazionale, perché dopo Fiuggi ha formalmente rinnegato quei valori. Quindi non ha più un base culturale, perché, per dare vita ad un restayling che le permettesse di essere forza di governo, ha deciso di vendere al mercatino la propria identità (che peraltro ogni tanto fa capolino, con i guasti correlati).
Ecco allora che - per ricompattarsi - la destra brandisce acriticamente i valori della famiglia, della vita, dell'infanzia, tutti valori di matrice confessionale.
Come si vede, il problema di fondo è ancora quello culturale. Perché in questi anni la destra non è riuscita a dare valori propri alla coalizione.
E certe lacune sono camuffabili nel breve periodo, però emergono in tutta a loro gravità sol che si abbia pazienza di aspettare . . .
rael68
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mercoledì 20 agosto 2008
Porcate d'Estate

Il giorno 22.07.08 Berlusconi dichiara che l’immondizia è stata debellata dalla città di Napoli.
Il giorno 01.08.08 il Premier afferma che anche altre regioni sono sul punto di essere attanagliate dall’emergenza rifiuti.
Viene spontaneo pensare: l’ha tolta da Napoli e l’ha buttata nelle altre Regioni.
Dell’Alitalia non si sa più granchè.
Non si riesce neppure a nominare la Commissione di vigilanza RAI.
Chissà perchè?
Nel frattempo, si discute di riforme…
Immunità alle più alte cariche dello Stato,
la riforma della giustizia.
I pubblici ministeri. sotto l’Esecutivo.
Eppure il Ministro che propone queste misure
ha la faccia di un camorrista napoletano.
… A parte che chi cazzo è Alfano?
Della Carfagna abbiamo saputo come è assurta al ruolo di Ministro,
della Prestigiacomo è facile immaginarlo,
ma per Alfano non c’è ragione che giustifichi l’attuale suo ruolo.
Alzi la mano chi aveva mai sentito il nome di Alfano prima che divenisse Ministro di Giustizia (mica pizza e fichi).
‘Il Governo andrà dritto per la sua strada e farà le riforme per conto proprio’
E beh… ci vorrebbe pure che l’opposizione fosse prona alle ‘porcate’ reiterate che sta compiendo sto Governo.
A proposito di porcate…
si avvicina la discussione alle camere sulla riforma del sistema elettorale per le europee. Proposta in discussione: la proposta Calderoli..
Non ci è bastata la legge elettorale per le politiche ?
Ora vogliamo mutuarla pari pari anche per le europee.
Sveglia…
E’ un’altra porcata.
… e basta !
Immunità alle più alte cariche dello Stato,
la riforma della giustizia.
I pubblici ministeri. sotto l’Esecutivo.
Eppure il Ministro che propone queste misure
ha la faccia di un camorrista napoletano.
… A parte che chi cazzo è Alfano?
Della Carfagna abbiamo saputo come è assurta al ruolo di Ministro,
della Prestigiacomo è facile immaginarlo,
ma per Alfano non c’è ragione che giustifichi l’attuale suo ruolo.
Alzi la mano chi aveva mai sentito il nome di Alfano prima che divenisse Ministro di Giustizia (mica pizza e fichi).
‘Il Governo andrà dritto per la sua strada e farà le riforme per conto proprio’
E beh… ci vorrebbe pure che l’opposizione fosse prona alle ‘porcate’ reiterate che sta compiendo sto Governo.
A proposito di porcate…
si avvicina la discussione alle camere sulla riforma del sistema elettorale per le europee. Proposta in discussione: la proposta Calderoli..
Non ci è bastata la legge elettorale per le politiche ?
Ora vogliamo mutuarla pari pari anche per le europee.
Sveglia…
E’ un’altra porcata.
… e basta !
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