
Il potere - come il successo - non è difficile da raggiungere, è difficile da mantenere.
All'inizio è agevole fare presa sull'elettorato svagato e non adeguatamente informato, brandendo un populismo di maniera, buono per tutte le stagioni.
È facile attrarre promettendo tutto a tutti, dovunque si vada, cavalcando l'onda di un malcontento diffuso. Il “piove governo ladro” funge da spinta irrazionale verso nuove coalizioni, più credibili proprio in quanto meno conosciute. È allora l’avanspettacolo in questa fase è l'arma più potente. Lusinga coinvolge, titilla proprio perché rappresenta la rottura - comunque sia - con il recente passato, passato perché lo si vuole lasciare alle spalle, recente perché è ancora inevitabile ricordarselo.
Ed allora l'avanspettacolo pone in secondo piano le mancanze, nasconde l’assenza di valori, di una tradizione consolidata, di una classe dirigente che si sia formata sull’abbrivio di solide culture di riferimento. Ma quando, da forza di rottura e di protesta, una coalizione siffatta diventa forza di governo, cambia l'ottica di chi guarda. Ed allora, a lungo termine, i nodi vengono al pettine, l’avanspettacolo non basta più. Serve compattarsi attorno ad un’identità comune, che solo valori, significati e cultura condivisi possono assicurare.
Certo, un sapiente quanto malandrino utilizzo dei mass media porta naturalmente all'esaltazione dell’avanspettacolo piuttosto che dei veri fattori della politica, ma per quanto il virtuale attrae la fantasia, la realtà, con cruda lungimiranza, buca il velo delle ipocrisie, e svela le emergenze economiche, sociali e politiche che attanagliano il Paese. Ed allora le ‘facce di tolla’ che ci vengono propinate quotidianamente in tivù e sui giornali rivelano la loro unica funzione di agenti disturbatori.
Apparire più che fare. Essere si è quel che si è, ma è dimensione personale, l'amministrazione della ‘res publica’ è questione diversa, è questione sociale.
Il problema è che la destra in questi anni non ha voluto, al di là di qualche minima operazione di facciata, vezzeggiare la cultura, promuovere l’impegno di intellettuali che creassero un tessuto connettivo funzionale ad amalgamare, a compattare su significati condivisi non solo il vertice ma anche la base elettorale. Gli intellettuali sono apparsi subito scomodi. Non a caso, oggi il Governo taglia i fondi alla formazione, alla ricerca, alla cultura.
Questa destra non è destra vera …Già se lo fosse avrebbe valori di riferimento discutibili, il problema è che non ha neppure l’identità culturale di destra.
Morto ‘il Principe’, si rivelerà dunque un fenomeno destinato alla naturale estinzione
Per questo è importante non rendere vittima nessuno.
… Per evitare altri cinquant’anni come quelli passati…
… cinquant’anni di sotterranea quanto incostante ed inconfessabile guerra civile.
rael68
All'inizio è agevole fare presa sull'elettorato svagato e non adeguatamente informato, brandendo un populismo di maniera, buono per tutte le stagioni.
È facile attrarre promettendo tutto a tutti, dovunque si vada, cavalcando l'onda di un malcontento diffuso. Il “piove governo ladro” funge da spinta irrazionale verso nuove coalizioni, più credibili proprio in quanto meno conosciute. È allora l’avanspettacolo in questa fase è l'arma più potente. Lusinga coinvolge, titilla proprio perché rappresenta la rottura - comunque sia - con il recente passato, passato perché lo si vuole lasciare alle spalle, recente perché è ancora inevitabile ricordarselo.
Ed allora l'avanspettacolo pone in secondo piano le mancanze, nasconde l’assenza di valori, di una tradizione consolidata, di una classe dirigente che si sia formata sull’abbrivio di solide culture di riferimento. Ma quando, da forza di rottura e di protesta, una coalizione siffatta diventa forza di governo, cambia l'ottica di chi guarda. Ed allora, a lungo termine, i nodi vengono al pettine, l’avanspettacolo non basta più. Serve compattarsi attorno ad un’identità comune, che solo valori, significati e cultura condivisi possono assicurare.
Certo, un sapiente quanto malandrino utilizzo dei mass media porta naturalmente all'esaltazione dell’avanspettacolo piuttosto che dei veri fattori della politica, ma per quanto il virtuale attrae la fantasia, la realtà, con cruda lungimiranza, buca il velo delle ipocrisie, e svela le emergenze economiche, sociali e politiche che attanagliano il Paese. Ed allora le ‘facce di tolla’ che ci vengono propinate quotidianamente in tivù e sui giornali rivelano la loro unica funzione di agenti disturbatori.
Apparire più che fare. Essere si è quel che si è, ma è dimensione personale, l'amministrazione della ‘res publica’ è questione diversa, è questione sociale.
Il problema è che la destra in questi anni non ha voluto, al di là di qualche minima operazione di facciata, vezzeggiare la cultura, promuovere l’impegno di intellettuali che creassero un tessuto connettivo funzionale ad amalgamare, a compattare su significati condivisi non solo il vertice ma anche la base elettorale. Gli intellettuali sono apparsi subito scomodi. Non a caso, oggi il Governo taglia i fondi alla formazione, alla ricerca, alla cultura.
Questa destra non è destra vera …Già se lo fosse avrebbe valori di riferimento discutibili, il problema è che non ha neppure l’identità culturale di destra.
Morto ‘il Principe’, si rivelerà dunque un fenomeno destinato alla naturale estinzione
Per questo è importante non rendere vittima nessuno.
… Per evitare altri cinquant’anni come quelli passati…
… cinquant’anni di sotterranea quanto incostante ed inconfessabile guerra civile.
rael68

18 commenti:
Ma guerra civile tra chi?
Trattasi della guerra civile tra destra e sinistra, che in modo incostante ha segnato il dopoguerra, ha caratterizzato gli anni di piombo e ci ha 'costretti' per anni a votare 'democrazia cristiana' turandoci il naso. Ancora oggi ci costringe a fare qualcosa di simile.
P.S. Quando dico 'ci', ovviamente parlo degli italiani in generale, non di me in particolare.
Quanto hai ragione...
La cultura non è nè di destra nè di sinistra, e' solo cultura.
Gli italiani la vogliono con la mazza
Gli italiani guardano troppa tv
La cultura di destra è rappresentata da Celine, Evola, ecc.
Quindi Berlusconi è un fenomeno destinato ad esaurirsi da solo?
La cultura di destra è fatta di veline, nani e ballerine
Dopo Berlusconi avremo il figlio di Berlusconi
Ma Sgarbi, Veneziani, Pera non erano intellettuali di destra?
Ma qua la 'res publica' non la rispetta più nessuno.
Ma ormai i valori non li ha più nessuno
Berlusconi è lungi dal lasciarci...
Sgarbi, Veneziani, Pera...
Può dirsi davvero intellettuale chi tende ad essere sul mercato?
Alitalia daccapo in alto mare
Quante cavolate sto sentendo anche in questi giorni su Alitalia...
Se mai sarà che la sinista rivincerà, dovrà prima morire Berlusconi.
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