Che cos'è la cultura?Certo, molte definizioni sono proponibili, ma volendone valorizzare l’aspetto dinamico e processuale, si può affermare che essa è sistema di valori e significati condivisi, che orientano le interazioni soggettive e sono riprodotti dalle interazioni medesime.
Qual è il rapporto che le due coalizioni politiche, che si succedono da anni al governo del Paese, detengono con la cultura?
Orbene, non si può dire che la Sinistra non abbia dei suoi valori di riferimento, per quanto discutibili essi siano. La solidarietà, la pace, i diritti civili e sociali in genere sono patrimonio indiscusso di coloro che un tempo amavano definirsi “progressisti”.
La Destra di governo, o quella che viene definita tale, non avendo intellettuali all’altezza e non avendoli voluti tra le sue fila, ha obnubilato la cultura, non ha avanzato una proposta che non fosse ancorata al mercato, ha finito per scegliere l’avanspettacolo come proprio riferimento socio-culturale.
La questione culturale inerisce di certo la base del consenso, ma risulta alquanto delicata anche in relazione alla selezione di personale qualificato alla gestione della ‘res publica’, adeguato a ruoli di governo, se non proprio di potere. In questi anni, l’agone politico in genere non ha potuto ostentare gente dalla comprovata serietà, onestà e formazione, ma ‘personale’ per lo più pittoresco, incline a ‘buttarla in vacca’ piuttosto che a profonde riflessioni sociali. Teatranti della politica, attori buoni alla rappresentazione quotidiana dinanzi ai mass media, ma senza valori culturali di riferimento e di conseguenza senza alcuna velleità di progettualità.
In particolare, la Destra di governo non vanta neppure oggi una classe dirigente degna di questo nome, nel senso che la sua compagine è composta da ‘parvenù’ della politica, da “approssimati” impreparati culturalmente.
La dimostrazione di ciò la si ha già solo leggendo i nomi dei Ministri in carica (di cui – per la gran parte - non si ricordano i meriti pregressi), ma anche facendo caso al fatto che la destra di oggi si rifà surrettiziamente ai valori cristiani, peraltro di centro.
Forza Italia non ha una tradizione, non ha un passato, non ha un’identità che possa andare oltre l’Azienda e gli avvocati delle aziende Berlusconi. La Lega più che cercare di “rubacchiare” le tradizioni celtiche, con qualche pantomima sul Pò, non riesce a fare. La stessa Alleanza Nazionale non può più richiamarsi ai valori della vera destra nazionale, perché dopo Fiuggi ha formalmente rinnegato quei valori. Quindi non ha più un base culturale, perché, per dare vita ad un restayling che le permettesse di essere forza di governo, ha deciso di vendere al mercatino la propria identità (che peraltro ogni tanto fa capolino, con i guasti correlati).
Ecco allora che - per ricompattarsi - la destra brandisce acriticamente i valori della famiglia, della vita, dell'infanzia, tutti valori di matrice confessionale.
Come si vede, il problema di fondo è ancora quello culturale. Perché in questi anni la destra non è riuscita a dare valori propri alla coalizione.
E certe lacune sono camuffabili nel breve periodo, però emergono in tutta a loro gravità sol che si abbia pazienza di aspettare . . .
rael68
