venerdì 25 gennaio 2008

L'UOMO NELL'ETA' DELLA TECNICA

Al di fuori delle cattedrali classiche del potere, al di sotto della turris eburnea, un filosofo parla di tecnica per comunicare massivamente…
Il prof. Umberto Galimberti, il pomeriggio del giorno 24.01.08, a Bari presso il teatro Kursall Santalucia, blandisce la folla, vomitando concetti attuali, epifanizza ‘di già’ i problemi del ‘perenne passato’ attraverso gli strumenti del futuro.
In due ore e mezza di effervescente prolusione, il professore strizza l’occhio alle tesi di Bauman sulla ‘Solitudine del cittadino globale’, allude alle idee di Watzlawick e alla sua ‘Pragmatica della comunicazione umana’, disegna i nuovi scenari per l’uomo nell’età della tecnica.
Ed è proprio questo il tema principale…Come è cambiato il rapporto tra la tecnica e l’uomo?
Il professore spiega che per tecnica si deve intendere la forma più alta di razionalità raggiunta dall’uomo, che permette di ottenere il massimo scopo con il minimo impiego di mezzi. Ha come suoi prossimi congiunti, elongazioni di se stessa, l’esecutività e il proceduralismo.
La tecnica ha assunto un ruolo centrale nella storia e l’uomo rischia di diventare sempre più il mero funzionario della tecnica.
Finanche la politica soffre oggi la tecnica.
Platone diceva che la tecnica fa fare le cose, ma senza sapere perché si fanno. È la politica - arte regia - che dice perché e come farle.
Oggi però la politica non è più il luogo della decisione. Perché la politica guarda l’economia, ma l’economia per decidere guarda le risorse tecnologiche. Dunque è nella tecnologia il fulcro del potere.
Al contempo, però, la tecnica impedisce la rivoluzione.
Infatti oggi c’è una rassegnazione generalizzata. La rivoluzione è possibile quando c’è un conflitto di volontà. Oggi con la globalizzazione, con la razionalizzazione degli scambi, sono tutti dalla stessa parte di fronte alla razionalità del mercato.
Dietro di essa non si vede chi ci sia, non si capisce.
Non è visibile l’antagonista. Donde la rassegnazione.
L’etica è stata travalicata, i suoi principi non funzionano più.
E’ stata superata l’etica cristiana, basata sul principio dell’intenzione.
È stata superata l’etica laica, di matrice kantiana, in realtà mai realizzata.
Ed è stata superata con il nazismo anche l’etica della responsabilità, tanto cara a Max Weber. Con l’epoca nazista si è spezzato il principio ontologico della responsabilità delle proprie azioni.
Si è responsabili limitatamente al proprio mansionario, ma non degli effetti della propria azione.
Si è solo obbedito agli ordini. Nell’età tecnica questa risposta è ‘giusta’.
In essa, il giudizio morale riguarda l’esecuzione del compito, non il contenuto di esso.
È cambiata finanche la depressione.
Nell’età pretecnologica imperava il senso di colpa, ora nell’età dell’efficienza si avverte un senso di inadeguatezza e si sprofonda in crisi di identità. Del resto, alla tecnica interessa la sostituibilità delle persone, non il pensiero, non le idee.
Il problema è che non riusciamo a disporre adeguatamente di un pensiero alternativo al pensiero tecnico.
Il pensiero divergente è alternativo al pensiero tecnico.
Il pensiero convergente cerca la soluzione del problema, il pensiero divergente la cerca al di fuori del problema, riformulando il problema.
Ma come liberarsi dalle logiche imperanti?
Non è agevole uscire dai luoghi comuni, non è facile capire che molti dei modi in cui ‘ci fanno vedere’ non sono i nostri reali modi di vedere.
Del resto, se tutti pensano allo stesso modo, è più facile governare, dominare ‘morbidamente’, porre al proprio servizio.
Nell’epoca in cui i miti televisivi spopolano, Internet impera con le sue chat, i suoi blog e le varie diavolerie, in cui la comunicazione segue percorsi ogni giorno diversi, sempre più secolarizzati, fin troppo mondani, c’è qualcuno che ha capito che la tecnica annulla il pensiero.
E allora ‘Psiche e technè’, rapporto di cui l’uomo diviene sempre più spettatore, mentre - come un ‘ospite inquietante’ - si affaccia alla ribalta di un mondo farneticante in cui qualcuno, resosi malignamente invisibile, ha in mano gli strumenti per azzerare, per strozzare in gola finanche l’urlo di sgomento, angoscia e passione del fantasmagorico ometto di Munch.

rael68

22 commenti:

Anonimo ha detto...

Il commento è bellissimo.
Nel mio piccolo,
a me di galimberti è piaciuto tanto l'ultimo libro "L'ospite inquietante" e cioè quel nichilismo la cui tentazione diventa sempre più forte di fronte agli scenari desolanti della politica attuale.
oggi che è caduto il governo forse l'urgenza di pensare ad un nuovo modo di fare politica e di combattere il nichilismo diventa sempre più urgente...

Anonimo ha detto...

Dominio della tecnica e del mercato, conformismo e astenia rivoluzionaria... Temi scottanti in questo tempo in cui la penosa spettacolarizzazione della fede e delle virtù è accompagnata da una scaltrezza senza eguali quando sono in gioco i propri interessi personali.
Qual è, secondo me, l'ostacolo maggiore alla liberazione dall'avvilente logica imperante dei giorni "nostri"? L'incapacità di fare dei sacrifici personali (che poi sacrifici non sono, se veramente si crede in certe cose…) pur di affermare il valore di quegli stessi ideali che, invece, siamo tutti pronti a sbandierare appena se ne presenta l'occasione. Solo vivendo sulla propria pelle ciò che razionalmente si professa sarà possibile guardare di nuovo in faccia il mondo, rifiutando ciò che ci allontana sempre più dagli altri e ci rende soli, edulcoratamente soli.
Sono d’accordo con Roberta: il presente deludente rende ancora più importante combattere il nichilismo che si aggira tra noi e confonde i nostri pensieri, come leggo nella quarta di copertina del libro che la stessa Roberta ha citato e che, per la verità, sono in attesa di leggere.
E allora, amici, contrastiamo la corruzione dilagante nella nostra società iniziando a scacciarla dalle nostre case e da noi stessi perché, è inutile illudersi, se anche un briciolo di pietà o di esitazione vizierà la nostra azione, un domani troveremo noi e i nostri cari schiavi di principi ai quali abbiamo creduto candidamente solo di accordare il diritto di esistere.

Anonimo ha detto...

Ma allora perchè un filosofo non fa nomi e cognomi ? Non dice chi sono i responsabili dello scempio?
Chi manovra la tecnica?
Perchè qualcuno, malignamente invisibile, c'è !
Se non ci dite Voi chi è ...

Anonimo ha detto...

Può sembrare strano, ma alcune volte fare nomi e cognomi vuol dire affrontare in maniera sprovveduta gli avversari e condannare la propria azione all'inefficacia e alla sterilità, considerate le potenzialità difensive del sistema che si intende attaccare. C'è momento e momento per uscire allo scoperto e affrontare i "responsabili dello scempio": se in battaglia ci si va deboli e insicuri, credo non sia un vantaggio o una prova di forza ma solo il tentativo di porre fine ad un'estenuante lotta, preferendo la prevedibile sconfitta al duro impegno quotidiano.
Vogliamo fare gli eroi perchè il mondo resti così com'è e ricordi il nostro vano tentativo rivoluzionario,di sicuro isolato e reso innocuo in breve tempo? O, al contrario, vogliamo cambiare le cose? Ebbene, se quest'ultima è la risposta, non è detto che si sia deciso di percorrere la strada più agevole: tante saranno le difficoltà da affrontare, innanzitutto quella di dover resistere alle ricche offerte di omologazione che verranno formulate... Ma, dal mio punto di vista, quella dell'opposizione ferma ma sostenibile rimane l'unica via percorribile di cambiamento. E la denuncia di Galimberti, credo, si ponga in quest'ottica strategica

Anonimo ha detto...

Pasolini, nel suo articolo sul Corriere della Sera del 1975 (se ben ricordo), diceva che gli intellettuali hanno il dovere di denunciare gli empi...

Anonimo ha detto...

Chiariamoci subito, amici. Qui non si sta discutendo del dover denunciare o meno l'empietà del mondo. Si sta parlando solo delle diverse strategie per farlo. E allora, dal mio punto di vista, quella scelta da Galimberti, Bauman, Sen e altri è la migliore. Del resto non credo che, a livello mondiale, la loro voce sia meno ascoltata di quella di chi, pur con buona volontà, denuncia tanto chiassosamente quanto inutilmente i colpevoli del disastro...

Anonimo ha detto...

A me - a volte - sembra un modo per attaccare il ciuccio dove vuole il padrone.
Questi 'SANTONI' (quelli menzionati da Fabio) pubblicano per lo più per i potenti, diventano famosi grazie ai potenti, e sono ricchi alla faccia nostra. Per dire che l'uomo è schiavo della tecnica, non ci vuole una laurea...

Anonimo ha detto...

E il conflitto di interessi?

Anonimo ha detto...

Chi è senza peccato scagli al prima pietra! Siamo tutti venduti al nemico, c'è da vedere quanto vogliamo essergli fedeli...

Anonimo ha detto...

Il nichilismo e' la distruzione del xxi secolo perdiamo valori e li sostituiamo con il nulla

Anonimo ha detto...

Ben venga una rivoluzione pacifica...

Anonimo ha detto...

E' piu facile a dirsi che a farsi.Ricordo le parole di un uomo.VIVI COME SE DOVESSI MORIRE SUBITO PENSA COME SE NON DOVESSI MORIRE MAI

Anonimo ha detto...

A PROPOSITO QUESTA FRASE E' DEL GRANDE GIORGIO ALMIRANTE.CHI HA DA AGGIUNGER QUALCOSA A PROPOSITO LO FACCIA E VISTO CHE SONO IN VENA NE AGGIUNGO UN'ALTRA LE RADICI PROFONDE NON GELANO MAI. INDOVINATE CHI L'HA DETTA

Anonimo ha detto...

Lo stesso di "Fermarsi significa retrocedere"? Beh, nel fare certe citazioni, fermarsi vuol dire rinsavire!!!

Anonimo ha detto...

MAI FERMARSI ..MAI SIA NELLE CITAZIONI SIA NELLA VITA SIA NELLE AZIONI QUOTIDIANE DI TUTTI I GIORNI.OGNI GIORNO E' UN REGALO E ALLO STESSO TEMPO UNA SFIDA.FERMARSI E' RINUNCIARE A QUESTA SFIDA E SE CIO' E' FOLLIA SONO FIERO DI ESSERE UN PAZZO.LA FRASE DI PRIMA ERA DI BENITO MUSSOLINI QUESTE INVECE SONO LE MIE PAROLE...RISPONDETE ACCETTANDO QUESTA SFIDA

Anonimo ha detto...

bavo...combatti

Anonimo ha detto...

a me Galimberti piace...

Anonimo ha detto...

Non potete pubblicare qualcosa su Bauman? Non lo conosco bene e vorrei saperne di più. Grazie.

Anonimo ha detto...

a me Galimberti non piace,prende un pò di qua e un pò di la.Una bella rilettura di Nietzche(genealogia della morale o gaia scienza)è forse più costruttiva, era lui che scriveva "l'immeschinirsi e il livellarsi dell'uomo europeo nasconde il nostro massimo pericolo,data la stanchezza che ci infonde questo spettacolo(...)abbiamo il presentimento che tutto continui a sprofonade(...)cos'altro è oggi il nichilismo, se non è questo?...noi siamo stanchi dell'uomo" correva l'anno 1887

Anonimo ha detto...

Anche io ... come l'ultimo anonimo (secondo me è una donna), vorrei qualcosa su Nietzche.

Anonimo ha detto...

e invece qui solo citazioni...

Anonimo ha detto...

allora parliamone....