mercoledì 13 febbraio 2008

Capitalismo e burocrazia impersonalistica

Il Postero (Bertold Brecht, 1898-1956)

Lo confesso: io
non ho nessuna speranza.
I cechi parlano di una via d’uscita. Io
ci vedo.

Quando gli errori sono esauriti
Siede come l’ultimo compagno
di fronte a noi il nulla.


Temi come quello sul difficile rapporto tra la ricerca volta alla conoscenza ed il potere, l’ineluttabilità di questo processo conoscitivo, ed insieme la perdita del senso dell’assoluto e la tensione nichilistica, non sono temi nuovi e tipici della postmodernità.
Vero è invece che molti altri autori, dalla letteratura alla filosofia al teatro, si sono posti il problema di guardare a questi temi come eventi di premesse più lontane nel tempo.
I temi dello Stato, della genealogia della morale e, conseguentemente del potere, il concetto di ‘Globe Politik’ sono tutti temi trattati da Nietzsche. Ed era lui che scriveva ”tutte le cose grandi periscono ad opera di sé stesse per un atto di autosoppressione (…) noi siamo sulla soglia di questo avvenimento”
In questa visione di continuità, il processo a cui si assiste e che muove i passi dalla perdita di certezze metafisiche e di un centro unitario del soggetto, diversamente dalla visione nichilistico-drammatica spesso abusata negli ultimi anni e reiterata all’infinito, viene definito anche e piuttosto come una ricerca conoscitiva proceduta “a tentoni” (A. Tabucchi, Il filo dell’orizzonte, 1986).
Il venir meno dell’interesse politico soggettivo, tanto stigmatizzato, in realtà ha finito con il mostrare in modo evidente e nudo come non esista più una strumentalità dello Stato alle esigenze del Popolo – sebbene le sentenze inizino ancora con “In nome del Popolo Italiano”- quanto piuttosto una strumentalità dello stesso ai dogmi della società capitalistica, in piena ascesa, la sottomissione a forze eterogenee ed occulte nonché all’interesse dei singoli. Di qui l’inconciliabilità delle esigenze sociali ed il proliferare di conflitti di interesse, che mostrano lo Stato stesso nella sua realtà storica di esercizio di potere e controllo del popolo, quest’ultimo lievemente ibernato dalla prolissità di innumerevoli leggi.
In questo simulacro di Stato, hanno riacquistato visibilità i conflitti interni. Contro la “burocrazia del profitto”, come non ricordare Nietzsche: “la schiavitù del presente: una barbarie! Dove sono coloro per cui gli schiavi lavorano?”
Non è il diffondersi della tecnica, ed in molti casi, anzi, un po’ di tecnicismo non guasterebbe, quanto piuttosto il diffondersi di una burocrazia-impersonalistica, ove diviene irrintracciabile la responsabilità del singolo. E facciamo attenzione, poiché questo è un concetto fondamentale. Vale la pena di ricordare che nel nostro Paese è devoluto al Garante del Commercio e del Mercato il controllo sui conflitti di interessi dei politici, a livello economico personale e familiare, e nonostante questa sia legge, e nonostante questo valga nel resto dei paesi europei, dove la trasparenza della burocrazia e la responsabilità diretta e personale garantisca il funzionamento, da noi, nelle relazioni fatte dal Garante non vengono indicati neppure i nomi di chi versa od ha versato in conflitto di interessi, e meno che mai se, quando ed in che modo ha risolto l’eventuale conflitto.
In questo momento storico il concetto chimerico di “morale del mondo” è fallito; l’etico ed il morale relegato al di là del sovrasensibile, nella nebulosa visione kantiana , d’altronde, era già stata denunciata da Feuerbach come visione inattuabile. E mi pare inutile paventare un “virtuale luogo” ove debba trovare culla una neo morale, proprio in questa società tanto tacciata di massificazione, superficialità e decadenza, occorre riportare la naturale tensione vitale alle sue radici in una individualità consapevole, ad un sentire come intima necessità, al fare scelte profondamente personali.
L’identità, tema centrale anche nell’opera di Bauman, è un processo di confronto con l’alterità, è una esperienza di scissione e di inquietudine interiori al singolo. La depressione, fortunatamente non più dovuta al cristiano senso di colpa del dover fare ciò che è giusto dogmaticamente, piuttosto incarna l’inquietudine generata dall’assenza di ideali; l’inadeguatezza è il sintomo di un bisogno profondo.
E questo bisogno profondo è magistralmente espresso in “Genealogia della morale”: perché si è stati troppo grossolani da indovinare con chi avevamo propriamente a che fare, con sofferenti che non vogliono confessare a se stessi quel che essi sono, con gente intorpidita e inebetita che teme una cosa sola: acquistare coscienza
Da ultimo, mi permetto di concordare pienamente con chi nel blog ricorda Pasolini ed il ruolo dell’intellettuale, che deve, per sua stessa natura essere attivo e spingere alla coscienza. Per questo, invito a rileggere la lettera che Antonio Tabucchi (l’autore di Sostiene Pereira, nonché traduttore di Pessoa e probabilmente l’intellettuale italiano più noto e letto all’estero) scrisse al Presidente della Repubblica nel 2001
Mayasun

6 commenti:

Anonimo ha detto...

FORSE PERCHE' COME SOSTENEVA SIMENON -CHE OLTRE A SCRIVERE GIALLI SI INTENDEVA D POLITICA-SIAMO TUTTI SCHIAVI DAL CAPITALISTA ALL'ULTIMO DEI SERVI DI UN SISTEA CHE DIVORA TUTTO E TUTTI

Anonimo ha detto...

la domanda è: ma schiavi di chi o di cosa? schiavitù endogena od esogena?

Anonimo ha detto...

'Sostiene Pereira' che a volte le astrazioni servono a celare i problemi che ti abbottano i coglioni

Anonimo ha detto...

intervengo per la prima volta sul blog.
non nascondo di aver compreso il senso dell'articolo di mayasun più dalla bella lettera segnalata di Tabucchi che dall'intervento stesso.
ho trovato un pò pretenzioso trattare in un unico scritto temi così complessi come il nichilismo, la socialità, la partecipazione, etc.etc.
Chiarisco che a me piacciono tanto i toni "alti" degli interventi pubblicati e la scelta dei tempi affrontati in questo blog.
tuttavia ritengo che uno scritto, qualunque ne sia l'oggetto, debba sempre essere in primis guidato dalla voglia di rendersi intellegibili.
altrimenti si corre il rischio di dispendersi.
Non trovate?

Anonimo ha detto...

il commento di sopra è mio

Anonimo ha detto...

giusto..però è da apprezzare l'intento comunque "voglioso".forse c'era un pò troppo. parlare di noi e di qualcosa di nuovo?
forse è questa la sfida, senza incorrere in manifestazioni "tutted'unfiato". da sempre saliamo sulle spalle di giganti.
da piccoli nanerottoli autonomi,soli,unici e meravigliosi, cosa sappiamo dire?
scontato che dietro c'è tutto quello che i giganti ci hanno passato.